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	<title>Appigli &#187; abitare</title>
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	<description>"Conta solo andare, stare nella corrente della propria solitudine esposta, inservibile alle mete." (Erri de Luca)</description>
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		<title>Viaggi senza spostamenti e luoghi senza geografia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 14:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[frammenti]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso mi capita di scrivere quando sono in mezzo alla gente. Il più delle volte accade in autobus, forse perché ho l&#8217;opportunità di essere sola fra le persone (e sì, sembra un gioco di parole, un paradosso, ma è proprio così) e di veder scorrere la città e di poterla cogliere quindi nelle sue metamorfosi. Questa danza di forme, queste visioni del molteplice stimolano il mio immaginario riportando in superficie ricordi o proponendo nostalgie di futuro.  Voglio lasciare a condivisione uno dei frammenti di qualche giorno fa appuntati sul quaderno arancione che, attualmente, si presenta come mio unico compagno di viaggio. Ci tengo a precisare, che quanto segue ha solo la pretesa di essere riflessione.</p>
<p>Roma-Bologna: nessuna andata, tanto ritorno.</p>
<p>Ripenso spesso alle giornate trascorse a Bologna, a quel cielo grigio spezzato solo dal colore delle piante. Per un attimo, come per illuminazione, riesco a scorgere quella Bologna a Roma, e penso che tutte le città possano essere sottoposte al medesimo sguardo di città abitate o di città da scoprire.</p>
<p>Oggi, questo grigio di cielo romano mi riporta lì, a Bologna, città di mancato abitare, di convivenza mai vissuta e sempre sognata, di amore intravisto fra quei portici solo per pochi giorni, poche ore che bastano adesso per essere ricordo, sguardo metabolizzato, interiorizzato a tal punto da essere mezzo di confronto, di ricerca.</p>
<p>E poi Roma: città sempre abitata, città di convivenza vissuta, di notti consumate dall&#8217;amore, di albe penetrate al punto da farsi mattini.</p>
<p>E un autobus a sera che sale via Nazionale è anche un autobus che sale via dell&#8217;Indipendenza e gli stessi negozi, che pure non sono gli stessi, si susseguono ai lati di queste grandi vie che ospitano turisti. E manca qualcuno al mio fianco, qualcuno con cui attraversare questa città, qualcuno che sia compagno di vita e di viaggio e compagno anche, forse, di mete da raggiungere.</p>
<p>E i ricordi riaffiorano, come zampilli, di serate trascorse al Pigneto o al Pratello, a calpestare sampietrini, a condividere cibo, musica, idea di provincia e sguardi ignoranti di futuro, un futuro che non c&#8217;è mai stato lì, a Bologna. Sguardi carichi anche di passato qui, a Roma, città definita ingrata, incapace di accoglienza, in deficit di amore, carica solo di doni mancati. E Bologna, ancora, come città del sole, come luogo, contenitore, che accolga, se non altro, speranze. E le nostre strade sono divise, i passi non viaggiano più nella stessa direzione. Questo autobus mi porta a casa, a viale Adxxx, non in via Saxxx. La mia ingrata città non mi protegge dalla pioggia, accogliendomi sotto i portici; la mia città è aperta al cielo e agli angoli delle strade gioisce il verde degli alberi, ora.</p>
<p>I non-luoghi sono ovunque, proprio perché non sono da nessuna parte.</p>
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