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	<description>"Conta solo andare, stare nella corrente della propria solitudine esposta, inservibile alle mete." (Erri de Luca)</description>
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		<title>Estate</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 22:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Della parola che sfugge, come i ricordi labili che sottili non incidono. Non c&#8217;è dolore, solo una delicata patina trasparente che avvolge quei giorni in un candido velo bianco. Della luce chiara che non rassicura, come quelle figure ormai lontane nel tempo e nello spazio a segno di una guarigione forse mai avvenuta del tutto, ancora pienamente in processo. Vi tengo stretti nel labile affetto perpetuo.</p>
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		<title>Quaderni</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quei fiori quasi appassiti, a segno che il tempo passa, che le cose si muovono col tempo. A segno e ricordo di quando l&#8217;amore era vivo, vivente, presente. I colori tenui mi lasciano pervadere da questa sensazione di stancata sensualità. A segno di quando l&#8217;amore era vivo, vivente, presente e si sfogava sulla nostra pelle, sulle mani irrequiete che su di te non trovavano pace, perché a loro nessun posto in particolare era dedicato. Nudità, senza vergogna. Nudità totale, che niente potrei indossare ora che mi permetta di sentirmi così a mio agio. La punta dei miei piedi che sfiora la tua. E nel guardarci non ci scopriamo, non di più, perché siamo già nudi. E nel guardarci ci scopriamo soli, io e te, ora, in questo preciso momento in cui ci siamo, soli, veramente io e te. Nessun segno linguistico, non importa. Importa che ci siano i fiori, a segno delle vite vissute in un pre-noi. A segno delle vite sognate in un pre-noi. L&#8217;inchiostro ha inciso ancora le mie paure, i miei timori nervosi. L&#8217;inchiostro lascia ancora traccia delle inquietudini a singhiozzo che intervallano, in brevi e discontinui inframezzi, la melodia che provo ogni giorno. So che sono sincera, ambiziosa e anche un po&#8217; superba.&#8221; Io, io mi ho&#8221; mi ripeto. La mia melodia è quella che tu spesso non vuoi ascoltare. Troppo sottile, spesso così raffinata da sembrar caotica. Sapessi vedermi con questi occhi, sapessi vedermi e quei fiori ti apparirebbero ancora pieni di vita. I colori sono ancora lì, e io che non so dare accento alle parole che sempre più mi sfuggono, le ripeto affinché perdano di significato affinché il significato sia talmente sottile, come la mia melodia, da diventare secondario. Il suono resta, l&#8217;estetica, questa bellezza sensibile che è entrata anche in questa calligrafia. Rosso.</p>
<p>Tu lo sai quante vite ho saputo vivere, sì, tu lo sai. Non ci sono fotografie per me. Io sono al di là dell&#8217;immagine, al di là della figura. Io sono la luce, l&#8217;occhio che osserva le cose. Io sono questi singhiozzi di esistenza che ogni tanto emerge e si fa verbo. Quaderni. L&#8217;idea impertinente che viene e va, a mio piacimento. Io sono lì, ma non tutti sanno farmi umana accanto a loro.</p>
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		<title>Lungo il sentiero (probabile) 2</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 11:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; fermo. Si muove appena, solo quando il pensiero arriva dove tu sei. Mi penserai? penserai a me quando sarà l&#8217;ora esatta per abbandonare quel porto? E&#8217; strano pensare che per la prima volta nella vita ho un segreto da custodire, da accudire, come i nostri figli che mai nasceranno. Così questa parola resta non pronunciata, abortita dal dolore. Se non fosse così difficile per me, ora, mi getterei in una corsa veloce che mi porti fino a te, busserei alla tua porta e griderei a gran voce qualcosa che non saprei pronunciare. Non ho le forze per farlo. Non sono nella condizione. Dovrei. Ho imparato troppo presto a sottrarmi per volere degli altri. E questo masso che resta sullo stomaco, così immobile è ciò che in me il tempo ha solidificato. Non mi sento sola. So che sapresti capirmi. E&#8217; nel potenziale lo strazio, nel fatto che potenzialmente tu potresti capirmi, ma potenzialmente io non sarei nella condizione. Vorrei che questa luce scaldasse i nostri corpi. Che ci accarezzasse. Ci sono parole che ci sapranno suonare sempre familiari. Ci sono persone che percorreranno sempre la nostra strada. Vorrei che tu fossi una di queste. Vorrei che mai ti fossi estranea.</p>
<p>&#8220;Ascolta bene quello che ti dico, figlio: i giorni di luce intensa, quelli in cui i colori ti saranno amici, in cui le lacrime sapranno uscire con facilità, senza che tu le chiami a gran voce, questi giorni non saranno i più, ma così rari e perciò preziosi che faranno il senso di una vita; lo costruiranno a poco a poco, nel loro lento e discontinuo susseguirsi. Ci sono dolori che distruggono e dolori che ci fanno sentire vivi. Ti parlo con semplici parole, perché ti sia madre, al meglio delle mie possibilità istintive, quelle poche che ancora mi restano. Ci sono tante vie e le più sono quelle giuste. Io non so servirti di più. Non posso aiutarti di più che in questo. Voglio indicarti una direzione perché tu possa percorrere i passi migliori che io, di rado, ho saputo percorrere. Voglio piangerti adesso, nella morte di una nascita mai avvenuta, con le lacrime che non so piangere. Parlarti ora in un linguaggio sconosciuto, pronunciando parole in un luogo mai abitato, mai conosciuto, mai concepito&#8221;.</p>
<p>Addio.</p>
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		<title>Lungo il sentiero (probabile)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 13:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Luce intensa, che confonde. La stessa di quelle fotografie, che anche confondono. La parola è sempre più vaga, più ambigua. Sfugge, incide sempre meno. E&#8217; più sentire. E&#8217; più pensare che agire. E&#8217; più sentire. E&#8217; più soffrire. E&#8217; poco respirare di un fiato sempre più corto. La pelle si fa liscia. Voglio percepirmi, ma ora sono troppo distratta. Ai limiti di me, voglio sentirmi nell&#8217;estrema stanchezza. Ti sento accanto, vicino, quasi fratello. Che succede? non so. Per la prima volta va bene così, fratello. E insieme amato. Amante. Contatto e poca ragione, poche energie. Le mie gambe stanche, che in questi giorni poco reggono di me (ma è forse la testa che troppo pesa, perché vuota di pensare), sanno ormai portarmi solo verso te. Ti aspetto nelle braccia. Nelle notti di poco sonno. Di sonno e fiato corto. Vorrei esserti sposa. Bella. Bianca. Vergine. Un ventre ad accoglierti. Finalmente, per esserti sincera, in queste parole che mai leggerai, che mai saprai capire. Vorrei saperti sorridere. Se solo fossi stata meno ignara. Guardarti negli occhi col sole negli occhi. Tenerti la mano, stringerla con tutte le forze (poche) che mi rimangono. Farti sentire con le fiacche energie di quali energie avrei bisogno. Ci piacciono i paradossi. La realtà è un paradosso. E se così è, allora non esiste il paradosso. E&#8217; paradossale. E allora mi ci adagio, mi ci accordo. Così anche all&#8217;idea che mai ci sarai, che mai sarò la tua bianca sposina dagli occhi turchesi. Parole dolci e ti vorrei avvolgere nel mio braccio. Solo in uno, però. L&#8217;altro serve a reggersi in equilibrio, ché la testa è rivolta verso l&#8217;alto, verso le stelle cadenti. Quanti desideri avrei ora. Ti ho mentito senza saperlo. Ascolta il rumore della mia penna. Questa musica l&#8217;hai creata tu. E&#8217; la tua melodia, che io, da brava sposina, suono per te e d&#8217;ora in avanti tutte le sere. Per te. Saprò esserti fedele, perché ci sarai solo tu. Questa è la mia preghiera. Questa che non sai capire. Le parole non contano, non permettono la comprensione. Ci vuole altro. Se saprai vedere, guarderai nei miei occhi lì, davanti a quell&#8217;altare, quel giorno d&#8217;estate. Se saprai vedere, capirai. Capirai che ti sono già sposa. Ci siamo già uniti, in quell&#8217;ultimo abbraccio che voleva essere un inizio e invece è stato una fine, che io non ho saputo vivere. Avrei labbra rosse come il tuo vino. Vorrei esserti un frutto, uno di quelli attraverso i quali si può assaggiare la vita. Il nettare. C&#8217;è della delicatezza in tutto questo. E&#8217; soffice. Morbido. Come quelle fotografie. Perché il respiro si fa sempre più corto? Dov&#8217;è che non sono sincera? Vorrei dormirti al fianco. Vorrei dormirti. Dov&#8217;è la vita che possiamo vivere insieme? La cerco, non la trovo. E&#8217; in queste parole. Io sola non sono capace di sognarla. Non solo io. Non io sola. Dobbiamo sognarla in due. Ma se all&#8217;orlo di un abisso ti dovessi tendere la mano, lasciami andare nel bianco di questa luce intensa. Se dovesse piovere? se dovesse piovere stammi vicino, ma sarà bello lo stesso piangere insieme a tutto il resto. Sei dentro.</p>
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		<title>Vobis</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 14:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Canto notturno (di un pastore errante dell'aria)]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>So che può sembrare meschino, facile perché cumulativo, ma se ho fatto la scelta di accomunarvi in un unico referente, è perché troverei moto più artificioso e falso ripetere a tutti voi le stesse cose in mail piuttosto simili, nel contenuto sicuramente, forse non nella forma. Se così decidessi di fare, avreste tutti la stessa risposta, che cambierebbe in una o in due parole, ma non di più. Questo accadrebbe solo perché tutti voi mi siete cari e perché verso ognuno di voi mi sento in debito, per una risposta mancata, per un&#8217;assenza improvvisa. E invece no, non è così, perché io ci sono e ancora più importante è che voi ci siete. Con quanto segue, intento rispondere alle domande di tutti voi, ma non a quelle che andrebbero nel dettaglio, poiché non mi limiterò a una sterile narrazione cronachistica dei fatti, no, oggi sono ambiziosa e il mio intento è quello di fare molto di più: raccontarvi del modo. Ciò che resta, non ciò che muta, non ciò che trapassa, non ciò che non ha anima. Ciò che determina, che incide, che cambia. Lo spirito.</p>
<p>Sono giorni di colori intensi, nonostante la luce sia debole, fioca, come spesso mi sento anche io; non irradiante come una volta, ma una luce sottile che cerca di infilarsi in piccoli spazi, per separarli, per illuminare laddove nessuno guarda. Sono giorni di sensazioni contrastanti e dentro c&#8217;è davvero tutto: c&#8217;è che la mattina apro gli occhi su questo splendido paesaggio che lascia libero lo sguardo sulle cose e penso che non potrei desiderare altro se non di essere dove sono; c&#8217;è che spesso non afferro il senso delle cose e mollo la presa, nell&#8217;idea rassegnata che forse la ricerca non ha senso; c&#8217;è che i rapporti umani sono possibili anche laddove la lingua non è perfetta; c&#8217;è che la lingua e l&#8217;identità sono confuse, dove anche leggere diventa una domanda (in quale lingua?). E c&#8217;è tanto altro, che forse non può essere scritto, che sfugge alla parola. Vivo giornate semplici, in cui mi diletto in cucina, a fare torte, a cucinare per gli altri. Mi ridà la dimensione del dono e quella del creare. Ma anche di più: cucinare è come pitturare, guardare i colori mescolarsi, fondersi, unirsi; cucinare è materia, è sostanza, è modellare e in questo si avvicina alla scrittura. E proprio quest&#8217;ultima manca come mancate tutti voi. Mi manca il sentimento che mi porti verso di essa e ancora più spesso le parole e qualche volta la forma. La domanda più frequente, e l&#8217;unica che forse ancora mi rimane quando mi lascio andare in un accenno di slancio artistico, è <em>A chi?</em>, domanda che ancora non trova risposta. Forse sbaglio, perché ancor prima del sentimento dovrei assicurarmi che l&#8217;idea ci sia, ma a questo anche non so dare risposta. Poi c&#8217;è la fotografia e non è un caso, forse, che arrivi proprio adesso che la cosa che più mi piace fare è guardare, osservare. Forse mi constringo a troppo, forse non è ancora il momento di fare, quel momento che ho vissuto qualche anno fa. Anche se manca, manca come mancate tutti voi, il teatro e recitare per voi, che mi portate i fiori sotto il palco. Manca donarvi un pezzo di me, che con sincera generosità vi darei, se in certi momenti non mi sentissi così vuota di conoscenza. Sono parole piene di malinconico stupore quelle che vi dedico, ma è un dono prezioso che vi faccio e una prova di coraggio, dacché non tutti i giorni della mia vita (di questa vita attuale) riesco a sentirmi così viva. Mai mi sarei immaginata in una vita così diversa, in una città così piccola. Nei giorni trascorsi mi è capitato di pensare a quanto fossi ignara di cosa significasse realmente partire, di cosa volesse dire effettivamente tentare qualcosa di nuovo in un posto mai conosciuto, quando ho messo piede su quel treno. Credo sia normale. Qualche anno fa, una persona importante mi rimproverò la tendenza a vivere nel passato. Forse questa persona è andata via, si è allontanata per non tornare, perché mai sono riuscita a capire come si potesse vivere altrimenti. E così è adesso, ma mi sembra impossibile non vivere nel passato, se l&#8217;accadere delle cose viaggia a una velocità maggiore rispetto a quella della percezione di esse. Mi sembra inevitabile.</p>
<p>Manca spesso, come mancate tutti voi, la dimensione della grande città, il respiro che dà l&#8217;idea di poter essere, nella stessa giornata, in tanti posti diversi e lontani contenuti in un unico spazio. E intanto mi godo la dimensione a metà fra viaggio e abitare che sto vivendo. E c&#8217;è tanto che arriva e tanto che se ne va, tanto che fluisce e crea nuove nostalgie, nuovi ricordi, nuovi mete per viaggi futuri, nuovi affetti lontani. E&#8217; così strano, così strano avere in sogno una nuova città come scenario. E&#8217; strano avere già tanti ricordi qui, camminare per queste strade e ricordarsi. Spesso mi chiedete quando torno, ma più che tornare e raccontare, sarei felice di mostrarmi a voi ora, fra queste mura, in questa natura, per queste strade. E una parte vi arriva, vi arriva attraverso queste parole. Vi arriva attraverso la nostalgia che ho di voi, di me con voi, della nostra vita insieme, del quotidiano che non sarà più lo stesso, ma porterà un peso in più, che renderà tutto più cosciente, più blu. Chissà se ci rincontreremo tutti, un giorno. Chissà dove. Chissà se saremo di nuovo tutti assieme, come i vecchi tempi. Per alcuni non sarà possibile ed è bello così. Chissà se tornare è possibile e chissà che vuol dire la parola ritorno. Io vi lascio andare, dove volete, nelle più remote distanze, perché so che ci siete, adesso e sempre. Con me.</p>
<p>Spero di sapervi stare bene. (E questa frase ha due direzioni).</p>
<p><em>&#8220;Ogni ritorno è una falsa partenza, l&#8217;illusione di un movimento&#8221;</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Fratture</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 11:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le cose vecchie che si rompono, o le cose in generale, che si rompono. Arriva un po&#8217; tutto insieme, come a dire: &#8220;dai, ora è davvero diverso, ora davvero tutto cambia, tutto muore per rinascere&#8221;. A volte fa male, ma è uno di quei dolori che quasi piacciono, quei dolori in cui volentieri ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le cose vecchie che si rompono, o le cose in generale, che si rompono. Arriva un po&#8217; tutto insieme, come a dire: &#8220;dai, ora è davvero diverso, ora davvero tutto cambia, tutto muore per rinascere&#8221;. A volte fa male, ma è uno di quei dolori che quasi piacciono, quei dolori in cui volentieri ci si sta, quasi confortevoli, con qualche accenno di masochismo. E&#8217; un po&#8217; così, che le cose che non devono sopravvivere al tempo, si rompono prima che oltrepassino quella soglia dopo la quale ogni cosa sembra avere vita eterna. E io mi ritrovo sempre un po&#8217; a rimpiangere ciò che lascio alle spalle, ossessionata dal tempo, dal fatto che la vita coincida col tempo. E pensavo, ieri, sdraiata sul letto un po&#8217; stordita, che in questo eterno presente che caratterizza questa nuova società, quello che rimpiango è il passato in quanto tale. E&#8217; un po&#8217; come avere nostalgia di quando il tempo non era solo presente, ed è quindi avere nostalgia del passato, quasi come un bisogno di sentirsi appartenenti a qualcosa, a una linea retta che definisca, quasi un problema di identità.</p>
<p>Mi mancano i libri, le frasi dei miei poeti, sentirmi vicina a qualcuno che ha lasciato traccia di sé, a servizio dell&#8217;umanità. La letteratura serve a questo (se è necessario, come è necessario in questo contemporaneo, trovargli un fine utile), a condividere, a dirsi, raccontarsi per scoprirsi simili. Vivo nei ricordi dei giorni grigi in cui la letteratura era l&#8217;essenza unica e sola (dove alla parola <em>sola</em> do un significato di piena solitudine). Li vivo ora sotto questo sole così acceso, nonostante sia Germania. L&#8217;odore della polvere, la stessa che arrossa gli occhi, che li lascia così semichiusi, come se stessi nel sonno, quasi in una doppia dimensione semicosciente. Non capisco chi ama le droghe, non capisco come si possa amarle. Come si fa a voler evadere da qualcosa per la quale ogni giorno ci si dovrebbe stupire? Come si fa a essere realmente fuori da tutto questo? L&#8217;unica opposizione, l&#8217;unica evasione che riesco a trovare è nell&#8217;illusione che a tutto questo si possa opporre un altrove, dove i pensieri, le azioni, le idee siano (e ne dubito) migliori. Mi sento di evadere quando sono così, così vicina all&#8217;ordine delle cose, ché succede talmente poco spesso, che tutto questo risulta essere lontano dal quotidiano, esula da tutto il miasma dei giorni privi di senso. E proprio questa assenza di significato è quello che caratterizza il quotidiano, questa ciecità, ché gli unici momenti di vera lucidità sono quelli che caratterizzano la rottura della routine.</p>
<p>Mi sento viva quando scrivo, quando il sentimento mi spinge verso le creature, verso le cose, verso i colori e la natura. Mi sento viva quando cammino. Mi sento viva quando il dolore è così intenso e scopro l&#8217;impossibilità della vita, della vita sognata. Mi sento viva se c&#8217;è sentimento.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-380" title="IMG_0569" src="http://www.appigli.net/wp-content/uploads/2011/07/IMG_0569-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />&#8220;Taci anima mia. Son questi i giorni</p>
<p>tetri che per inerzia si dura,</p>
<p>i giorni che nessuna attesa illude&#8221; Camillo Sbarbaro.</p>
<p>Ich brauche ein Gefuehl.</p>
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		<title>L&#8217;oppressa nostalgia della luce</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/05/12/loppressa-nostalgia-della-luce/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 17:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antonia Pozzi]]></category>
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		<category><![CDATA[Walter Benjamin]]></category>

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		<description><![CDATA[Cos&#8217;è la nostalgia? Mi domando e non so darmi risposta, non in questa lingua contaminata da un&#8217;altra lingua che con lentezza sta entrando a far parte di me nel modo di vedere le cose del mondo, nell&#8217;osservare, nel reagire, nel relazionarmi. Non so dirmi se è una mancanza o un sentirsi pieni di qualcosa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-368" title="campagna" src="http://www.appigli.net/wp-content/uploads/2011/05/DSC_0316-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Cos&#8217;è la nostalgia? Mi domando e non so darmi risposta, non in questa lingua contaminata da un&#8217;altra lingua che con lentezza sta entrando a far parte di me nel modo di vedere le cose del mondo, nell&#8217;osservare, nel reagire, nel relazionarmi. Non so dirmi se è una mancanza o un sentirsi pieni di qualcosa che è stato digerito e che, nonostante faccia ormai parte di me e in qualche modo mi caratterizza, sento lontana. Poi mi dico e percepisco che non necessariamente la nostalgia è legata al passato e mi chiedo anzi se si può parlare di nostalgia nei confronti del futuro, evadendo un po&#8217; dalla linearità del tempo, del tempo al quale siamo abituati a pensare. Ho nostalgia di me bambina, dei capelli biondi che avevo, degli affetti sicuri e sempre presenti, quelli di cui avevo bisogno in quel momento e che, fortunatamente, ci sono sempre stati, come qualcosa di sicuro, di intoccabile, qualcosa che veniva dato per scontato perché c&#8217;era. Ho nostalgia di quegli affetti e ne ho ora, proprio ora, in questo presente nel quale quegli affetti non bastano più, che pur sempre sono importanti, ma non colmano il vuoto di una solitudine nella quale bisogna farcela da soli, al di là degli affetti.</p>
<p>Mi chiedo se si ha nostalgia di qualcosa che non si può più raggiungere, se si ha nostalgia delle cose lontane, o se si ha nostalgia delle cose perdute, dove per perdute intendo mai raggiunte, dei futuri, appunto, mai realizzati. Ho nostalgia della bellezza che ho vissuto senza essere consapevole, ho quindi nostalgia di un mancato sentire, ho nostalgia di una mancata coscienza, che ora dà significato alle azioni svolte e che prima, nel presente di allora, era assente. Ho nostalgia di uno sguardo mancato, nostalgia nel non aver visto. Quasi come forma di redenzione. Ho nostalgia di un cielo sotto il quale sono restata solo poche ore, per poi attraversarlo ancora in un ritorno a casa. Ho nostalgia di non aver vissuto una persona fino a essere arrivata ad averne noia. Ho nostalgia di litigi mancati, di non esserci consumati nelle nostre debolezze. Ho nostalgia delle parole non dette, quelle parole che sono rimaste in un luogo mai conosciuto, mai vissuto, mai sperimentato, mai abitato. Abitato nelle parole e negli spazi, spazi di noi, di noi ed esterni a noi, esterni che si affacciavano su altrove, altrove che erano possibilità, e proprio di quelle possibilità porto ancora addosso le cicatrici di nostalgia.</p>
<p>Qui, suggeriscono un&#8217;altra variante di nostalgia che si riferisce alla patria, al luogo d&#8217;origine. <em>Heimweh. </em>Maldipatria. E dicono che la nostalgia sia un concetto culturale. E in questi giorni riesco a sentire questa nostalgia nei confronti del mio paese, ma la mia nostalgia non ha niente a che fare con un sentimento di malessere. Se sono nostalgica non è dolore quello che sento. Ho nostalgia di un&#8217;espressione della vita che sia totale, per nulla particolare. Ho nostalgia dei volti conosciuti, penetrati da una cultura che mi appartiene (eh sì, lei appartiene a me). Ho nostalgia della primavera finora conosciuta, delle sigarette fumate in cucina in controluce, in compagnia di mia madre, nell&#8217;ora del crepuscolo. Ho nostalgia dei colori forti e decisi, dei gesti iperbolici, delle grida che raggiungono posti lontani, dell&#8217;eco che rimbomba in posti dimenticati, che arriva dritta al cuore. E la nostalgia è nel linguaggio e verso il linguaggio e la nostalgia è ciò che spinge a creare nuovi linguaggi, quando quelli già usati ci sembrano lontani e per descriverli abbiamo bisogno di parole nuove. Ho nostalgia delle parole che così bene hanno dipinto quei sogni, trasportandoli in una dimensione altra, materiale, esterna. Ho nostalgia delle parole conosciute, quelle sulle quali ho pianto e quelle che mi hanno accompagnata per lungo tempo. Ineffabile. Frammento. Nostalgia. Malinconia. Nostalgia della luce. Verde. Das Kommende. Amante. Labirinti. Geografie. Dialogare. Incubi.Terra. Figure parallele. Crepuscolo. Risorgere.</p>
<p>Ho nostalgia del pianto, di quando era dedicato a te.</p>
<p>Enthebe mich der Zeit der du</p>
<p>entschwunden</p>
<p>und loese mir von innen deine Naehe</p>
<p>Wie rote Rosen in den Daemmerstunden</p>
<p>Sich loesen aus der Dinge lauer Ehe</p>
<p>Dispensami dal tempo al quale sei</p>
<p>sfuggito</p>
<p>staccami da dentro la tua vicinanza</p>
<p>come le rose rosse all&#8217;imbrunire</p>
<p>si staccano dalla morbida unione delle cose.</p>
<p><em>(Foto di </em><a title="Festinalente" href="http://festinalente.ztl.eu/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/festinalente.ztl.eu');">Roberto Laghi</a><em>)</em></p>
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		<title>Cose care</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 17:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Montale]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;E ancora le stesse grida e i lunghi
pianti sulla veranda
se rimbomba improvviso il colpo che t&#8217;arrossa
la gola e schianta l&#8217;ali, o perigliosa
annunziatrice dell&#8217;alba,
e si destano i chiostri e gli ospedali
a un lacerìo di trombe&#8221; Giorno e notte, Eugenio Montale
Proprio il ricordo di quelle grida, di quei lunghi pianti  accompagna queste giornate di fiato corto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E ancora le stesse grida e i lunghi<br />
pianti sulla veranda<br />
se rimbomba improvviso il colpo che t&#8217;arrossa<br />
la gola e schianta l&#8217;ali, o perigliosa<br />
annunziatrice dell&#8217;alba,<br />
e si destano i chiostri e gli ospedali<br />
a un lacerìo di trombe&#8221; Giorno e notte,<em> Eugenio Montale</em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-363" title="agosto2008_3" src="http://www.appigli.net/wp-content/uploads/2011/04/agosto2008_3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Proprio il ricordo di <em>quelle </em>grida, di <em>quei </em>lunghi pianti  accompagna queste giornate di fiato corto, come se questa nuova vita non  bastasse a cancellare quella vecchia, come se non bastasse andarsene  per riprendere fiato. Fa ancora più male pensare che è ancora la luce, o  forse il buio, di quei giorni a farmi sentire viva, quando tutto rimane  attaccato, quando sembra che il dolore non possa cessare, quando sembra  che l&#8217;unica via d&#8217;uscita sia l&#8217;abitudine, l&#8217;assuefazione al dolore di  una ferita che non può rimarginarsi, che talvolta riprende a sanguinare.  Imparo da questo che non sono i luoghi, non solo loro, a conservare i  ricordi, ma è più la luce che riporta a quelle tinte, sono più i colori  tenui di questa primavera non ancora colma che riportano a quei giorni, a  quelle parole, a quei vestiti indossati che ormai sono vecchi,  scoloriti, stracciati, ma ancora i soli panni che riesco a indossare,  con i quali riesco a sentirmi a mio agio. Non ci sarà città che non celi  nel profondo un ricordo per me, se il cielo, se la luce continuano a  essere sempre gli stessi. Non ci sarà poesia che non faccia riferimento a  quella vita, se quella continua a essere l&#8217;unica vita che ho saputo  vivere, dopo la quale non c&#8217;è narrazione. L&#8217;unica vita sognata, l&#8217;unica vita vissuta, l&#8217;unica che ho saputo conoscere.</p>
<p>E forse la scritta su quel volantino all&#8217;ingresso di questo studentato, la prima scritta che ho letto qui dentro e la prima che mi ha colpito, quella frase <em>Ohne Depression keine Inspiration </em>avrebbe dovuto dirmi qualcosa, e forse era un&#8217;avvertenza, forse voleva essere un&#8217;ammonizione a ricordarmi che non c&#8217;è raggiungimento di felicità senza sforzo, che non c&#8217;è meta che sia raggiungibile senza completa dedizione, no, non c&#8217;è, non per me, non in questa vita, non nella mia.</p>
<p>E questa luce primaverile, proprio ora che gli alberi donano i loro frutti, che i fiori sbocciano, proprio ora tutto riprende forma, anche nei sogni. Proprio ora che la luce è così forte, quando un anno fa pensavo che la primavera potesse portare a una rinascita. E non c&#8217;è luogo, se quando si parte ci si lascia alle spalle la zavorra grigia di una vita superflua e l&#8217;essenziale rimane attaccato, quell&#8217;essenziale che ormai fa parte di una biografia, non c&#8217;è luogo per starsene a riparo da una vita che di continuo emerge, che sgora appena può fra ricordi, pensieri, sogni, parole che fanno poesie, pagine di diari, colori chiari, come quelli di questa e di ogni primavera trascorsa.</p>
<p>L&#8217;esistenza di ognuno di noi non può essere condotta nell&#8217;attesa di qualcosa che non può più esserci, nell&#8217;attesa di qualcosa già vissuta. Non trovo il modo, la chiave e l&#8217;accesso giusti. Solo continuare a camminare per sentieri marginali, sentieri sterrati, alla ricerca di un senso da attribuire a quella vita, significato profondo che cerco in un nuovo linguaggio, nelle forme perfette di una stortura, nella linearità di uno sguardo non centrato, nell&#8217;interazione di un monologo, nella dinamicità dell&#8217;inazione.</p>
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		<title>Sulle rive del Neckar</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 22:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[scienze e domande]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ed io al crocicchio,
a decifrare nomi
di strade sconosciute -
sola alle soglie
di una città nuova,
sola con la mia preda
di felicità &#8211; con l&#8217;eco
della tua voce.&#8221; Tre sere, Antonia Pozzi
Non so definirlo. Andare via senza avere una data precisa di ritorno è strano. Sento che la solitudine, in questi primi giorni, non pesa. Anzi, è il modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ed io al crocicchio,<br />
a decifrare nomi<br />
di strade sconosciute -<br />
sola alle soglie<br />
di una città nuova,<br />
sola con la mia preda<br />
di felicità &#8211; con l&#8217;eco<br />
della tua voce.&#8221; Tre sere, Antonia Pozzi</p>
<p>Non so definirlo. Andare via senza avere una data precisa di ritorno è strano. Sento che la solitudine, in questi primi giorni, non pesa. Anzi, è il modo migliore per starsene veramente con se stessi, lontani dal mondo in cui a ogni cosa è legato un ricordo. Non che qui non accada, tutt&#8217;altro. Proprio per cercare la poesia che contiene le poche righe qui sopra citate, ho dovuto aprire la raccolta di Antonia e anche qui, lontano dai luoghi in cui quelle pagine sono state sfogliate, quel libro ha il sapore dei giorni trascorsi a piangerci sopra. Il pensiero che ne è scaturito è stato bello, però; ho pensato che quell&#8217;uomo non sa che a lui è dedicato un intero libro di poesie. E che poesie.</p>
<p>E pochi minuti fa è successo qualcosa di ancora più bizzarro: leggendo una vecchia mail, nella quale proprio quell&#8217;uomo fortunato mi correggeva uno scritto, per un attimo mi sono dimenticata il dove mi trovo. Germania! E sorridere. Poi, guardasi attorno e scoprire che è un posto semisconosciuto, che non sono seduta sulla sedia di camera mia, o meglio sì, perché questa è camera mia, ma non quella di sempre. Fa bene allontanarsi, si impara a badare all&#8217;essenziale, si smistano i ricordi e si capisce quali sono quelli che vale la pena tenersi stretti e quali invece è meglio lasciare lì, attaccati alle cose caduche.</p>
<p>I miei poeti li sento vicini e questo posto fatato si adatta bene ai versi di Antonia. Non a caso oggi, sulle rive del Neckar, ho ripensato ai versi di <em>Tre sere.</em> L&#8217;amore, l&#8217;amore, quello fuggito e mai più tornato, anche questo mi fa sentire vicina alla Pozzi e con l&#8217;amore anche &#8220;l&#8217;oppressa nostalgia della luce&#8221;. Chissà quanti errori faccio oggi e non c&#8217;è nessuno che mi corregge. Chissà se sbaglio ancora la consecutio, sicuramente sì.</p>
<p>E anche adesso mi volto ed è Germania. Anche se guardo davanti a me, dentro le case altrui. C&#8217;è qualcosa che stabilisce una diversità, che si intuisce anche dall&#8217;illuminazione. Tutto fa un po&#8217; <em>alles in Ordnung</em>. Ed è estremamente diverso dal paese in cui ho sempre vissuto, eppure siamo in Europa. La globalizzazione esiste, ma ci si pensa in maniera sbagliata, come accade sempre se si fa riferimento solo ai numeri, alle statistiche. E&#8217; vero che fra gli scaffali dei supermercati di questa città tedesca trovo senza sforzo la pasta della Buitoni, ma cosa dire dell&#8217;ampio spazio che dedicano ai cereali, alla pasta integrale, alla frutta secca, ai prodotti biologici? Che dire del fatto che i prodotti che vengono promossi non sono certamente gli stessi dei supermercati italiani? Che dire del fatto che gli yogurt della Mueller non sono gli stessi che trovo in Italia? forse sto ripetendo semplicemente qualcosa che è stato già detto, sicuramente da Ulf Hannerz ne <em>La diversità cultrale</em>, quando ci spiega che nella globalizzazione è proprio la cultura a determinare la tipologia di adesione al fenomeno e per questo non si può parlare di una cultura omogenea neanche in questo caso.</p>
<p>Ogni cosa diventa un problema, le abitudini vanno azzerate e bisogna reinventarsi quasi da capo. Non credo che una sola parte della vita umana, il commercio, possa fagocitare così facilmente tutte le altre, così pensando, daremmo troppo credito a Marx e ridurremmo di nuovo la realtà di due uniche parti. Talvolta appare necessario un atto di umiltà, nel tentativo di non aver troppa fretta nel giudicare i non ancora visibili esiti dei processi non ancora completamente maturati. E l&#8217;analisi deve esserci, quella sì, ma che serva al futuro nel guardare il presente come passato, perché solo menti geniali e profetiche spesso sono davvero capaci di capire il qui e ora.</p>
<p>E dopo questo sproloquio di poesia, Germania e supermercati guardo alle mie spalle la stanza che mi sta accogliendo, che piano piano sto facendo mia, stavolta veramente da zero. E sento che le note della canzone che segue sono quelle che accompagneranno questa costruzione.</p>
<p><object width="500" height="400"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/e/fiA2Ufldxd8?start=93"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/e/fiA2Ufldxd8?start=93" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Pedagogia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 01:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[associazione Janua]]></category>
		<category><![CDATA[Rudolf Steiner]]></category>
		<category><![CDATA[Waldorf]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo sapevo già, perché di quel mondo ne ho avuto più che un assaggio e quando mi viene chiesto cos&#8217;è per me l&#8217;antroposofia, rispondo semplicemente che è uno stile di vita. Se è vero, come scrivevo qualche post fa, che il tempo non dà valore alle cose, è altrettanto vero che nel prendere coscienza proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sapevo già, perché di quel mondo ne ho avuto più che un assaggio e quando mi viene chiesto cos&#8217;è per me l&#8217;antroposofia, rispondo semplicemente che è uno stile di vita. Se è vero, come scrivevo qualche post fa, che il tempo non dà valore alle cose, è altrettanto vero che nel prendere coscienza proprio di questo valore, il tempo gioca un ruolo di fondamentale importanza.</p>
<p>E qualche settimana fa, mi è capitato di assistere a uno spettacolo teatrale messo in scena dai ragazzi dell&#8217;ottava classe della scuola Waldorf di via della Magliana. Assistere alla recita mi ha fatto capire di essere al centro di due correnti opposte, una che spinge verso la speranza, che se non altro la ricerca, e l&#8217;altra che invece mi consiglia un atteggiamento di calma rassegnazione. Perché se è vero che ho visto ragazzi giovanissimi pienamente impegnati nella sperimentazione artistica di un&#8217;arte che non ha necessità di essere utile, di un&#8217;arte che serve e basta a sé stessa &#8211; perciò rispettata nella sua originaria essenza -  è altrettanto vero che chi opera in direzione di un&#8217;umanità migliore è sempre una minoranza. Minoranza che spesso è derisa, alla quale si guarda con diffidenza, perché non rientra nell&#8217;istituzionale.</p>
<p>E lì, davanti a me, su quel palco, in scena c&#8217;era un&#8217;umanità altra, che di troppo si discosta da quell&#8217;umanità disabile che oggi è dominante, che non sa donare, perché troppo inebetita davanti a uno schermo con il quale spesso è impossibile interagire; in scena c&#8217;era l&#8217;arte del dono, una rieducazione allo scambio, quindi al dialogo, racchiusa nel gesto e nella musica. E niente restava nella semplice bellezza grezza del tentativo, perché ogni cosa non era stata trascurata, compresi i vestiti di scena cuciti dagli stessi ragazzi. Questa è l&#8217;umanità che cerco in me e negli altri, quella che non si accontenta di un misero cenno, ma che anche in un minimo gesto sa essere cosciente. So che ragazzi che in giovane età hanno la fortuna di sperimentare un&#8217;arte pura, non possono crescere inetti, storditi. So che chi dietro tutto questo lavora ogni giorno con dedizione e serietà segue un afflato che è nel volere, nel desiderio. E li ringrazio.</p>
<p><em>Ai miei genitori.</em></p>
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