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	<title>Appigli &#187; scienze e domande</title>
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	<description>"Conta solo andare, stare nella corrente della propria solitudine esposta, inservibile alle mete." (Erri de Luca)</description>
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		<title>L&#8217;oppressa nostalgia della luce</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 17:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[scienze e domande]]></category>
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		<category><![CDATA[La voce]]></category>
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		<description><![CDATA[Cos&#8217;è la nostalgia? Mi domando e non so darmi risposta, non in questa lingua contaminata da un&#8217;altra lingua che con lentezza sta entrando a far parte di me nel modo di vedere le cose del mondo, nell&#8217;osservare, nel reagire, nel relazionarmi. Non so dirmi se è una mancanza o un sentirsi pieni di qualcosa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-368" title="campagna" src="http://www.appigli.net/wp-content/uploads/2011/05/DSC_0316-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Cos&#8217;è la nostalgia? Mi domando e non so darmi risposta, non in questa lingua contaminata da un&#8217;altra lingua che con lentezza sta entrando a far parte di me nel modo di vedere le cose del mondo, nell&#8217;osservare, nel reagire, nel relazionarmi. Non so dirmi se è una mancanza o un sentirsi pieni di qualcosa che è stato digerito e che, nonostante faccia ormai parte di me e in qualche modo mi caratterizza, sento lontana. Poi mi dico e percepisco che non necessariamente la nostalgia è legata al passato e mi chiedo anzi se si può parlare di nostalgia nei confronti del futuro, evadendo un po&#8217; dalla linearità del tempo, del tempo al quale siamo abituati a pensare. Ho nostalgia di me bambina, dei capelli biondi che avevo, degli affetti sicuri e sempre presenti, quelli di cui avevo bisogno in quel momento e che, fortunatamente, ci sono sempre stati, come qualcosa di sicuro, di intoccabile, qualcosa che veniva dato per scontato perché c&#8217;era. Ho nostalgia di quegli affetti e ne ho ora, proprio ora, in questo presente nel quale quegli affetti non bastano più, che pur sempre sono importanti, ma non colmano il vuoto di una solitudine nella quale bisogna farcela da soli, al di là degli affetti.</p>
<p>Mi chiedo se si ha nostalgia di qualcosa che non si può più raggiungere, se si ha nostalgia delle cose lontane, o se si ha nostalgia delle cose perdute, dove per perdute intendo mai raggiunte, dei futuri, appunto, mai realizzati. Ho nostalgia della bellezza che ho vissuto senza essere consapevole, ho quindi nostalgia di un mancato sentire, ho nostalgia di una mancata coscienza, che ora dà significato alle azioni svolte e che prima, nel presente di allora, era assente. Ho nostalgia di uno sguardo mancato, nostalgia nel non aver visto. Quasi come forma di redenzione. Ho nostalgia di un cielo sotto il quale sono restata solo poche ore, per poi attraversarlo ancora in un ritorno a casa. Ho nostalgia di non aver vissuto una persona fino a essere arrivata ad averne noia. Ho nostalgia di litigi mancati, di non esserci consumati nelle nostre debolezze. Ho nostalgia delle parole non dette, quelle parole che sono rimaste in un luogo mai conosciuto, mai vissuto, mai sperimentato, mai abitato. Abitato nelle parole e negli spazi, spazi di noi, di noi ed esterni a noi, esterni che si affacciavano su altrove, altrove che erano possibilità, e proprio di quelle possibilità porto ancora addosso le cicatrici di nostalgia.</p>
<p>Qui, suggeriscono un&#8217;altra variante di nostalgia che si riferisce alla patria, al luogo d&#8217;origine. <em>Heimweh. </em>Maldipatria. E dicono che la nostalgia sia un concetto culturale. E in questi giorni riesco a sentire questa nostalgia nei confronti del mio paese, ma la mia nostalgia non ha niente a che fare con un sentimento di malessere. Se sono nostalgica non è dolore quello che sento. Ho nostalgia di un&#8217;espressione della vita che sia totale, per nulla particolare. Ho nostalgia dei volti conosciuti, penetrati da una cultura che mi appartiene (eh sì, lei appartiene a me). Ho nostalgia della primavera finora conosciuta, delle sigarette fumate in cucina in controluce, in compagnia di mia madre, nell&#8217;ora del crepuscolo. Ho nostalgia dei colori forti e decisi, dei gesti iperbolici, delle grida che raggiungono posti lontani, dell&#8217;eco che rimbomba in posti dimenticati, che arriva dritta al cuore. E la nostalgia è nel linguaggio e verso il linguaggio e la nostalgia è ciò che spinge a creare nuovi linguaggi, quando quelli già usati ci sembrano lontani e per descriverli abbiamo bisogno di parole nuove. Ho nostalgia delle parole che così bene hanno dipinto quei sogni, trasportandoli in una dimensione altra, materiale, esterna. Ho nostalgia delle parole conosciute, quelle sulle quali ho pianto e quelle che mi hanno accompagnata per lungo tempo. Ineffabile. Frammento. Nostalgia. Malinconia. Nostalgia della luce. Verde. Das Kommende. Amante. Labirinti. Geografie. Dialogare. Incubi.Terra. Figure parallele. Crepuscolo. Risorgere.</p>
<p>Ho nostalgia del pianto, di quando era dedicato a te.</p>
<p>Enthebe mich der Zeit der du</p>
<p>entschwunden</p>
<p>und loese mir von innen deine Naehe</p>
<p>Wie rote Rosen in den Daemmerstunden</p>
<p>Sich loesen aus der Dinge lauer Ehe</p>
<p>Dispensami dal tempo al quale sei</p>
<p>sfuggito</p>
<p>staccami da dentro la tua vicinanza</p>
<p>come le rose rosse all&#8217;imbrunire</p>
<p>si staccano dalla morbida unione delle cose.</p>
<p><em>(Foto di </em><a title="Festinalente" href="http://festinalente.ztl.eu/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/festinalente.ztl.eu');">Roberto Laghi</a><em>)</em></p>
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		<title>Sulle rive del Neckar</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 22:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[scienze e domande]]></category>
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		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[La diversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Marx]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ed io al crocicchio,
a decifrare nomi
di strade sconosciute -
sola alle soglie
di una città nuova,
sola con la mia preda
di felicità &#8211; con l&#8217;eco
della tua voce.&#8221; Tre sere, Antonia Pozzi
Non so definirlo. Andare via senza avere una data precisa di ritorno è strano. Sento che la solitudine, in questi primi giorni, non pesa. Anzi, è il modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ed io al crocicchio,<br />
a decifrare nomi<br />
di strade sconosciute -<br />
sola alle soglie<br />
di una città nuova,<br />
sola con la mia preda<br />
di felicità &#8211; con l&#8217;eco<br />
della tua voce.&#8221; Tre sere, Antonia Pozzi</p>
<p>Non so definirlo. Andare via senza avere una data precisa di ritorno è strano. Sento che la solitudine, in questi primi giorni, non pesa. Anzi, è il modo migliore per starsene veramente con se stessi, lontani dal mondo in cui a ogni cosa è legato un ricordo. Non che qui non accada, tutt&#8217;altro. Proprio per cercare la poesia che contiene le poche righe qui sopra citate, ho dovuto aprire la raccolta di Antonia e anche qui, lontano dai luoghi in cui quelle pagine sono state sfogliate, quel libro ha il sapore dei giorni trascorsi a piangerci sopra. Il pensiero che ne è scaturito è stato bello, però; ho pensato che quell&#8217;uomo non sa che a lui è dedicato un intero libro di poesie. E che poesie.</p>
<p>E pochi minuti fa è successo qualcosa di ancora più bizzarro: leggendo una vecchia mail, nella quale proprio quell&#8217;uomo fortunato mi correggeva uno scritto, per un attimo mi sono dimenticata il dove mi trovo. Germania! E sorridere. Poi, guardasi attorno e scoprire che è un posto semisconosciuto, che non sono seduta sulla sedia di camera mia, o meglio sì, perché questa è camera mia, ma non quella di sempre. Fa bene allontanarsi, si impara a badare all&#8217;essenziale, si smistano i ricordi e si capisce quali sono quelli che vale la pena tenersi stretti e quali invece è meglio lasciare lì, attaccati alle cose caduche.</p>
<p>I miei poeti li sento vicini e questo posto fatato si adatta bene ai versi di Antonia. Non a caso oggi, sulle rive del Neckar, ho ripensato ai versi di <em>Tre sere.</em> L&#8217;amore, l&#8217;amore, quello fuggito e mai più tornato, anche questo mi fa sentire vicina alla Pozzi e con l&#8217;amore anche &#8220;l&#8217;oppressa nostalgia della luce&#8221;. Chissà quanti errori faccio oggi e non c&#8217;è nessuno che mi corregge. Chissà se sbaglio ancora la consecutio, sicuramente sì.</p>
<p>E anche adesso mi volto ed è Germania. Anche se guardo davanti a me, dentro le case altrui. C&#8217;è qualcosa che stabilisce una diversità, che si intuisce anche dall&#8217;illuminazione. Tutto fa un po&#8217; <em>alles in Ordnung</em>. Ed è estremamente diverso dal paese in cui ho sempre vissuto, eppure siamo in Europa. La globalizzazione esiste, ma ci si pensa in maniera sbagliata, come accade sempre se si fa riferimento solo ai numeri, alle statistiche. E&#8217; vero che fra gli scaffali dei supermercati di questa città tedesca trovo senza sforzo la pasta della Buitoni, ma cosa dire dell&#8217;ampio spazio che dedicano ai cereali, alla pasta integrale, alla frutta secca, ai prodotti biologici? Che dire del fatto che i prodotti che vengono promossi non sono certamente gli stessi dei supermercati italiani? Che dire del fatto che gli yogurt della Mueller non sono gli stessi che trovo in Italia? forse sto ripetendo semplicemente qualcosa che è stato già detto, sicuramente da Ulf Hannerz ne <em>La diversità cultrale</em>, quando ci spiega che nella globalizzazione è proprio la cultura a determinare la tipologia di adesione al fenomeno e per questo non si può parlare di una cultura omogenea neanche in questo caso.</p>
<p>Ogni cosa diventa un problema, le abitudini vanno azzerate e bisogna reinventarsi quasi da capo. Non credo che una sola parte della vita umana, il commercio, possa fagocitare così facilmente tutte le altre, così pensando, daremmo troppo credito a Marx e ridurremmo di nuovo la realtà di due uniche parti. Talvolta appare necessario un atto di umiltà, nel tentativo di non aver troppa fretta nel giudicare i non ancora visibili esiti dei processi non ancora completamente maturati. E l&#8217;analisi deve esserci, quella sì, ma che serva al futuro nel guardare il presente come passato, perché solo menti geniali e profetiche spesso sono davvero capaci di capire il qui e ora.</p>
<p>E dopo questo sproloquio di poesia, Germania e supermercati guardo alle mie spalle la stanza che mi sta accogliendo, che piano piano sto facendo mia, stavolta veramente da zero. E sento che le note della canzone che segue sono quelle che accompagneranno questa costruzione.</p>
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		<title>Idiosincrasie a strati</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 16:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'ombra della magnolia...]]></category>
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		<description><![CDATA[Non mi piace e sono alla ricerca di nuove parole per definire il reale, per creare e distruggere e ricreare il reale. E spesso il dolore è l&#8217;unica via al sentire. E certo non manca, mentre torno a casa in autobus, ché la gente guarda la mia espressione di sfiducia, il lato sinistro delle mie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi piace e sono alla ricerca di nuove parole per definire il reale, per creare e distruggere e ricreare il reale. E spesso il dolore è l&#8217;unica via al sentire. E certo non manca, mentre torno a casa in autobus, ché la gente guarda la mia espressione di sfiducia, il lato sinistro delle mie labbra piegato verso il basso, a marcare lo sdegno.  Mi guardo attorno e mi sento a mio agio, perché la massa anonima di gente che mi circonda mi fa stare bene, mantiene le giuste distanze che servono alla coscienza per non indagare. So apprezzarle così le persone, nel passato che non conosco, che le porta ad essere lì dove sono anch&#8217;io, senza indagini e approfondimenti. C&#8217;è qualcosa che però passa ugualmente, da qualche stretta feritoia che lascia spazio a un&#8217;intuizione quasi istintiva. L&#8217;odore, forse. Il viso, forse. Forse tutto ciò che circonda una persona e che non è possibile definire. Già, perché non tutta la strada della conunicazione è stata percorsa, non da me, e per fortuna c&#8217;è ancora qualcosa che resta nell&#8217;ineffabile.</p>
<p>E ripenso a Montale a quanto ciò che più mi colpisce della sua scrittura sia qualcosa che ha a che fare con l&#8217;estetica. Mi colpisce la disposizione azzeccata delle parole, che nella frase occupano il posto giusto, come ponte che arriva ai nervi. Un linguaggio oltre il linguaggio, quello di queste parole, come scoprirsi fratelli, ma che forse ora non basta più. So che c&#8217;è la via, l&#8217;unica via, del pensiero e più mi ci addentro, più è difficile scendere a compromesso col profano, con la vita di ogni giorno. E mi guardo attorno e non sto bene. Non so cosa sia questa mia scrittura, che non è narrativa, non è scienza, non è letteratura e non è poesia, ma non posso arrestarla, no. E non posso pagarmi un corso di scrittura, perché non ho soldi da investire, non ho obiettivi fissi, entusiasmi stabili. Talvolta, però, è l&#8217;unica feritoia dalla quale riesco a far uscire ancora qualcosa, ché a parole spesso non so spiegarmi e necessito di calma e solitudine per cercare la linearità adatta al linguaggio. Ma in questo mondo di perfezioni morali, fisiche, estetiche, linguistiche non è ammesso il bisogno, la necessità che appare sempre troppo deplorevole per un umanità così ben fatta. E allora penso a quest&#8217;illusione che ci portiamo dentro, venduta da chissà quale ansia di felicità. Penso alle differenze sociali, a quanto ancora siano motore delle nostre scelte, delle nostre azioni. E forse così è giusto che sia, ma fa male lo stesso e quel <em>male di vivere </em>che attraversa i ponti delle parole di Montale, pervade anche me al pensiero che sotto i miei piedi ci siano meccanismi inconsci e spietati che guidano il mio camminare, che indirizzano il mio sguardo. Non ho abbastanza soldi per accedere alla cultura, non in modo sistematico.  Non ho abbastanza soldi per essere magra, ché a dieta ci si mette chi si può permettere di raggiungere i prodotti <em>no fat</em> sugli scaffali stracolmi dei supermercati. Non ho abbastanza soldi per essere avvenente, come le donne che passando lasciano scie di profumo. Poche volte nella mia vita ho avuto il piacere di farmi una doccia calda, perché le tubature di questa casa sono vecchie, come lo sono i miei vestiti, come il mio viso, che ricorda ere passate, anni ormai morti, sui corpi dei quali sbocciano i fiori del contemporaneo, che sono mondi ordinati, di visioni e sensazioni adatte a cuori semplici. E io con la semplicità non ho molto a che fare, il mio mondo è nel disordine di capelli mai in piega, e i fili intrecciati delle mie visioni sono sempre troppo aggrovigliati per piacere. Il fascino di qualcosa che è altro resta solo impressione, curiosità.  E se oggi i poveri si chiamano <em>diseducati al benessere, </em>allora anche io non ho avuto un&#8217;ottima educazione. Spesso mi sento cresciuta, adulta, ma questa emotività epidermica che spesso mi pervade mi ricorda da dove vengo. L&#8217;arte che tento non è mai compiuta. E se davvero potessi, aprirei a squarcio tutte queste dannate feritoie, con la sola forza delle mani, piantando in profondità le unghie in questa materia apparentemente piena di vita, facendone uscire urla strazianti da questo incessante ferire, da questa eterna lotta. Ché io la ricostruzione alle unghie non ce l&#8217;ho, quindi non posso sedurre un uomo, ma di forza ne ho, e proprio qui, nelle mani, che spesso mi servono per aggrapparmi, tenermi agli appigli, senza cadere.  Erotismi facili, eccitazioni a pagamento, perché è necessario non scordarsi che ogni cosa ha un prezzo.  Ha un prezzo essere belli, ne ha un altro essere colti, ne ha un altro essere ordinati, lineari e ne ha un altro ancora essere curati. Non hanno prezzo queste lacrime, non ne ha la bellezza che tengo stretta, non quella. Non gli occhi verdi di una madre, non la silhouette scura di una figura paterna che guarda oltre il vetro, all&#8217;orizzonte. Non queste forme di vita.</p>
<p>E in scena, adesso, ci sono solo corpi deformi, azioni interrotte, perché il mio fare è così debole, così poco incisivo, che non riesce a prendere posto nel mondo. E intanto provo gli altrove possibili, ché nella conoscenza, quella a cui mi è permesso accedere, ci sono dolori che sono malinconiche gioie. Alla ricerca di mondi dove vivere possa ancora stupire.</p>
<p><em>&#8220;Non è più il tempo dell&#8217;unisono vocale, Clizia, il tempo del nume illuminato che divora e rinsangua i suoi fedeli. Spendersi era più facile, morire al primo batter d&#8217;ale, al primo incontro col nemico, un trastullo. Comincia ora la vita più dura </em>[...]<em>&#8220;</em></p>
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		<title>Vite di altri</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 18:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eugenio Montale]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è così che mi piace vivere. Preferisco i momenti di intensa sofferenza, che comunque mi fanno vedere le cose del mondo con uno sguardo pieno di vita, a questi momenti interminabili di nausea costante che rischia solo di portatmi sempre più giù, senza la bellezza e la piacevole sensazione di sentirmi viva. E ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è così che mi piace vivere. Preferisco i momenti di intensa sofferenza, che comunque mi fanno vedere le cose del mondo con uno sguardo pieno di vita, a questi momenti interminabili di nausea costante che rischia solo di portatmi sempre più giù, senza la bellezza e la piacevole sensazione di sentirmi viva. E ci si ammala nell&#8217;animo, ma anche nel corpo e la condizione interiore, come sempre, si trova in perfetto accordo con quella esteriore.</p>
<p>Sto acquisendo sempre di più la consapevolezza che negli ultimi tempi ho trasformato questo blog in una sorta di diario. Da che l&#8217;intenzione era quella di porre i miei problemi come oggetto di riflessione condivisa, a che questa pretesa ha cessato di essere e si è risolta in una narrazione chiusa di un mondo interno che non può che essere il mio.</p>
<p>E&#8217; la pretesa dell&#8217;oggettività che mi ha portata fuori strada: l&#8217;idea che debba esserci un percorso collettivo e per questo condivisibile. Adesso mi ritrovo a domandare a me stessa la validità di questo tentativo e il perché del suo fallimento. Per quale motivo dovrebbe esserci una linea teorica che racchiuda in sé una validità condivisa? Per quale motivo ciò che è partecipato dai molti deve essere valido per tutti?</p>
<p>Nella ricerca dell&#8217;oggettività ho la pretesa di uscire da me stessa o quella ancora peggiore di pensare che ciò che io percepisco e che vivo sulla mia pelle sia la percezione di tanti altri.  All&#8217;inizio dell&#8217;indagine scientifica, che è sicuramente il percorso che più di tutti ha come metodo questa pretesa, posso prendere come oggetto di ricerca ciò che è <em>altro </em>da me, ciò che è esterno. Arrivati a un certo punto della ricerca (spesso si tende a identificarlo con il punto massimo) entro in crisi perché capisco l&#8217;impossibilità di non essere soggetto.</p>
<p>Entro in crisi perché la mia vita è costruita nella soggettività, perché le linee generali valgono solo a metà quando la vita mi mette alle strette e trovo molto più conforto nelle parole di Montale che nella psicologia.</p>
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		<title>La vita sognata (cit.)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 13:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scienze e domande]]></category>
		<category><![CDATA[Antonia Pozzi]]></category>
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		<description><![CDATA[In questa mattina in cui le superfici sono di nuovo bagnate di pioggia, apro gli occhi su questa finestra aperta allo sguardo solo a metà, ma questa metà mi basta per percepire immediatamente com&#8217;è il mondo stamattina. Mi rendo conto che anche la superficie dei miei occhi è bagnata di lacrime da un&#8217;assenza che ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa mattina in cui le superfici sono di nuovo bagnate di pioggia, apro gli occhi su questa finestra aperta allo sguardo solo a metà, ma questa metà mi basta per percepire immediatamente com&#8217;è il mondo stamattina. Mi rendo conto che anche la superficie dei miei occhi è bagnata di lacrime da un&#8217;assenza che ancora si fa sentire, ma che cerca di scivolare via nei sogni.</p>
<p>Mi piace pensare che i mondi che visito in sogno esistano, in qualche maniera, in una dimensione che è altra da questa, ma che comunque <em>è</em>.  Mi piace pensare che ci sia un mondo dove esistano altre possibilità, altre sensazioni, altre atmosfere che in questo <em>qui </em>non esistono o non sappiamo conoscere perché non ci è dato conoscere. Come il sogno di stanotte che anticipava un tempo futuro in cui avrei rincontrato per caso, dopo molto tempo, una persona che avrebbe accolto in un sorriso la mia presenza, la mia esistenza, la mia vita, il mio esserci. E in questa atmosfera di assoluta sorpresa, avrei respirato in pochi istanti il profumo di una vita soltanto sognata, l&#8217;unica vita sognata, aprendo così uno squarcio nel tempo, ricollegando il futuro a un passato che tuttora è presente, che avrebbe permesso, in tal maniera, la creazione di un&#8217;ulteriore dimensione temporale in cui l&#8217;esistenza di un mondo altro è ancora una volta possibile.</p>
<p>Quale vita dobbiamo allora vivere? Per quale di queste dimensioni dobbiamo gioire? Quale di questi tempi è quello che racchiude la nostra esistenza?</p>
<p>Forse è vero che il tempo non esiste, che siamo nell&#8217;eternità che, per definizione, sfugge al tempo stesso e se così è, allora ti piango in eterno in tutte le vite che mi è possibile vivere.</p>
<p><span id=":10k"> <em>&#8220;Oh, per averti sognata, mia vita cara, benedico i giorni che restano &#8211; il ramo morto di tutti i giorni che restano, che servono per piangere te.&#8221;</em></span></p>
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		<title>Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria&#8230;(Smisurata preghiera-Fabrizio De André)</title>
		<link>http://www.appigli.net/2009/08/27/per-chi-viaggi-in-direzione-ostinata-e-contrariasmisurata-preghiera-fabrizio-de-andre/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 11:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienze e domande]]></category>
		<category><![CDATA[De André]]></category>
		<category><![CDATA[Hegel]]></category>
		<category><![CDATA[Smisurata pregiera]]></category>

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		<description><![CDATA[Diciamo che stando a contatto con le persone emerge sempre qualcosa di interessante, ma che alle volte, forse, è meglio non scoprire. Credo che veramente pochi sono coloro che riescono ad agire secondo le proprie idee e questa caratteristica mi spaventa perché la percepisco come un prodotto che si inserisce ancora una volta nel fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamo che stando a contatto con le persone emerge sempre qualcosa di interessante, ma che alle volte, forse, è meglio non scoprire. Credo che veramente pochi sono coloro che riescono ad agire secondo le proprie idee e questa caratteristica mi spaventa perché la percepisco come un prodotto che si inserisce ancora una volta nel fare schizofrenico dell&#8217;epoca contemporanea.</p>
<p>Noto che spesso nella gente c&#8217;è una grande distanza fra le parole, le idee, la percezione delle cose e il loro effettivo riscontro nell&#8217;agire. Credo che uno scarto tra queste due cose ci sia sempre e qui dovremmo fare appello a Hegel che ci insegna che l&#8217;azione è cieca, che quando si agisce non si sa mai cosa comporterà l&#8217;azione, se non dopo che essa è stata compiuta. Per cui credo sia giusto e inevitabile che i buoni propositi non vengano sempre rispettati a pieno. Il problema non è dunque nella riuscita, ma nell&#8217;assenza di consapevolezza che ciò che si sta facendo è in totale disaccordo con i propri principi. Ho sempre sostenuto che la coerenza non è necessariamente un pregio,  che cambiare idea sulle cose è cosa umana e giusta e implica necessariamente una riflessione, una maturazione, un&#8217;essenza dinamica, un&#8217;attitudine al cambiamento. Ma qui non sto parlando di cambiamento: qui sto parlando dell&#8217;incoerenza che non mi piace, della schizofrenia di coloro che non sanno compiere il passo che faccia sì che la gente sappia paragonare le situazioni e sappia valutare effettivamente ciò che accade dentro e fuori noi stessi.</p>
<p>Un esempio su tanti, che è poi quello che ha fatto sì che io notassi questa caratteristica: ciò che stiamo vivendo in Italia in questo periodo è molto particolare. Mi riferisco ai continui sbarchi, alla continua violazione dei diritti umani, alle ronde, al reato di clandestinità, al pacchetto sicurezza e alla conseguente violazione della costituzione. Tutto ciò crea due atteggiamenti differenti: il primo di approvazione, da parte di coloro che non hanno gli strumenti per analizzare la realtà, e il secondo di disprezzo, da parte di coloro che invece, come cantava De André &#8220;, viaggiano in direzione ostinata e contraria&#8221;( sì, qui sono moralista, ma credo che ogni tanto ci si trovi di fronte a situazioni in cui non esserlo sembra pressoché impossibile).</p>
<p>La prima categoria non mi interessa più di tanto. La seconda invece è più interessante. In questa seconda categoria infatti ho trovato degli esempi magnifici di schizofrenia preoccupante (non che nella prima non ci siano, ma lì la situazione è preoccupante anche per altri fattori, per cui nulla mi stupisce più). Diciamo che, prima di muovermi da Roma, la mia città, non mi era mai capitato di sentire parlar male del sud (che anche se Roma è centro, almeno geograficamente, al nord è inglobata nelle categoria dei <em>terroni</em>). Uscendo mi sono accorta che non sono solamente quelli della Lega a sputare sul sud, ma anche la gente che si definisce &#8220;di sinistra&#8221; e questo mi fa quasi più male: in primo luogo perché vuol dire che c&#8217;è molta confusione; in secondo luogo perché vuol dire che giustifichiamo solo ciò che non ci riguarda e, a sua volta, questo implica necessariamente che l&#8217;intento è quello di pulirsi la coscienza con la miseria degli altri; in terzo luogo perché la schizofrenia di cui sopra ha preso il sopravvento; in quarto luogo perché ho sentito offese pesantissime basate su fatti strettamente personali, quindi anche qui c&#8217;è una percezione altamente soggettiva; in quinto luogo perché ormai è abitudine di tutti giudicare l&#8217;<em>altro</em> per quello che è e non per quello che fa e questo principio è stato usato anche dall&#8217;attuale governo per le ronde e per tutto il pacchetto sicurezza; e in sesto e ultimo luogo tutto ciò mi fa male perché vuol dire che abbiamo perso definitivamente, che hanno vinto loro, che il modello predominante è quello del pregiudizio a pelle, del <em>ti-giudico-per-quello-che-sei. </em>Spero solo che la prossima volta che si dovrà votare, queste persone si facciano un esame di coscienza e prima di fare il loro &#8220;dovere di cittadini&#8221; provino un brivido di vergogna.</p>
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		<title>W la scienza!</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 14:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienze e domande]]></category>
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		<description><![CDATA[Da poco sveglia, stamattina mi è capitato di leggere un articolo del biologo evoluzionista Richard Dawkins sull&#8217;ultimo numero di Internazionale. L&#8217;aricolo si intitola &#8220;Darwin ha ragione&#8221; e, come si può capire, il tema in questione è l&#8217;evoluzionismo. Le premesse dell&#8217;articolo di Dawkins affermano l&#8217;esistenza delle verità scientifiche, quali tra queste l&#8217;evoluzionismo, e smentiscono il relativismo.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da poco sveglia, stamattina mi è capitato di leggere un articolo del biologo evoluzionista Richard Dawkins sull&#8217;ultimo numero di <a href="http://www.internazionale.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.internazionale.it');"><em>Internazionale</em></a>. L&#8217;aricolo si intitola &#8220;Darwin ha ragione&#8221; e, come si può capire, il tema in questione è l&#8217;evoluzionismo. Le premesse dell&#8217;articolo di Dawkins affermano l&#8217;esistenza delle verità scientifiche, quali tra queste l&#8217;evoluzionismo, e smentiscono il relativismo.</p>
<p>Il mio intento in questo post non è certamente quello di confutare il pensiero di Dawkins, ma la lettura di questo articolo mi ha fatto capire meglio quali sono le mie domande in proposito e userò le affermazioni del biologo in questione come spunti di riflessione. La prima domanda che pone Dawkins è se è possibile dare delle opinioni sui dati scientifici, dicendo che gli scienziati ricevono costantemente obiezioni relativistiche ogni volta che essi affermano una verità fattuale. Da questa prima affermazione mi sorge spontanea una domanta: quando si parla di verità fattuale, si parla di verità assoluta? E se a questa prima domanda si risponde che per verità fattuale non si intende che una sola parte di verità, allora come si può non essere relativisti?</p>
<p>Da questo articolo emerge chiaramente il solito atteggiamento del biologo-tipo che è quello vicino all&#8217;atteggiamento positivista che arriva ad affermare che la scienza, tramite l&#8217;osservazione della realtà, non può cadere in errore poiché la realtà in qualche modo si svela da sola e le conclusioni dello scienziato sono ineluttabili e non possono essere diverse. Allora mi domando perché nella storia della scienza, molti scienziati osservando i medesimi fenomeni arrivavano a conclusioni del tutto differenti? E chi ci dice che ciò che sappiamo noi oggi circa alcuni fenomeni spiegati dalla scienza, nonostante le apparenti infallibili e lampanti prove empiriche, non siano nozioni fasulle in preda all&#8217;errore, come già tante volte è successo? Non è per cadere nel relativismo, ma allora è un atto di fede anche credere nella scienza, se non ho la certezza che ciò che mi è stato messo in testa (dalla società occidentale, peraltro) sia vero. Certamente, come scrive Dawkins, anche io che sono scettica, vado dal medico (e poi anche qui&#8230;ci sono da fare delle distinzioni) e quotidianamente uso la scienza, ma perché questo è il sistema di credenze che mi ha passato questo tipo di società.</p>
<p>Credo nell&#8217;evoluzionismo, ma per me questa teoria (o per chi vuole, verità), non sminuisce un intervento divino. Ammettendo che deriviamo dalle scimmie, mi domando, ma le scimmie da dove derivano? Come canta Franco Battiato,&#8221;ci sarà pure un motore immobile&#8221;, perché all&#8217;origine di tutto, ci deve essere necessariamente qualcosa che dia inizio all&#8217;inizio. E&#8217; per questo motivo che secondo me la teoria creazionista con quella evoluzionista possono convivere tranquillamente. Così è anche per il relativismo e l&#8217;idea di una verità di fondo. Per esempio io credo che ci sia una verità che spieghi il tutto, ma credo anche che questa verità sia fondata da una serie di piccole verità che fanno parte dell&#8217;insieme. Anche per l&#8217;antropologo evoluzionista Tylor è così. Infatti Tylor vede la cultura come un insieme complesso che è costituito da tanti fattori che sono la religione, la morale, l&#8217;arte, il diritto ecc.</p>
<p>Un ultima domanda che pongo agli evoluzionisti è sul linguaggio. Innanzi tutto non capisco perché gli scienziati si occupino solamente della materia come verità fattuale, quando anche il linguaggio è una verità fattuale e quindi anche qui vanno cercate le verità dell&#8217;evoluzione. Se è vero che si procede da uno stato più semplice verso uno più complesso, come ci dobbiamo porre nei confronti del linguaggio che subisce il percorso inverso? dobbiamo considerarlo un salto in avanti il fatto che il linguaggio proceda dal complesso al semplice? Se si considera anche questo esempio una forma di evoluzionismo, bisogna allora decidere in quale dei due sensi esso può essere considerato vero, altrimenti si cade in contraddizione, cosa che la scienza categoricamente non accetta.</p>
<p>E&#8217; infine normale che Dawkins si senta accusato di etnocentrismo dagli antropologi. I due sistemi di credenze, quello scientifico occidentale e quello, non saprei bene come definirlo, forse magico, mistico orientale, indagano cose differenti ed entrambi con i dovuti errori. Appartenendo al primo, mi sembra che l&#8217;errore di questo stia nel non considerare cosa ci sia alla base delle cose, cos&#8217;è che spinge il tutto verso il movimento. Il filosofo Peter Winch alla fine di un saggio sul come comprendere una società primitiva, afferma che il nostro essere maschi e femmine non indica solamente la nostra identità sessuale, ma anche il nostro modo di esprimere il mondo. Così la morte non significa solamente la fine della mia vita, ma anche la cessazione del mio mondo.</p>
<p>Forse non è questo il compito dello scienziato, anzi, sicuramente non lo è, ma allora credo ci debba essere un minimo di attenzione in più quando ci si vanta di avere la verità in tasca senza aver considerato una serie di cose che non sminuiscono il lavoro scientifico, ma che contrariamente renderebbero sicuramente più attendibili certe presunte verità.</p>
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