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	<title>Appigli &#187; Primi passi</title>
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	<description>"Conta solo andare, stare nella corrente della propria solitudine esposta, inservibile alle mete." (Erri de Luca)</description>
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		<title>Parole non dette</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 14:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primi passi]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Benjamin]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse non è vero che mi manca il tempo per aggiornare il blog. Forse è una menzogna che mi racconto per non ammettere che tutto sommato credo di non avere niente da dire e se dico qualcosa ho l&#8217;impressione di non dire nulla di particolarmente importante o, ancora peggio, mi sembra di non dire nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse non è vero che mi manca il tempo per aggiornare il blog. Forse è una menzogna che mi racconto per non ammettere che tutto sommato credo di non avere niente da dire e se dico qualcosa ho l&#8217;impressione di non dire nulla di particolarmente importante o, ancora peggio, mi sembra di non dire nulla che non sia stato già detto. La cosa che mi consola è che questa sensazione è condivisa da tante altre persone.</p>
<p>Il problema credo sia nel fatto che oggi chiunque può fare (quasi) qualunque cosa. Si parte dallo scrivere poesie senza avere una minima idea di quali siano le regole per poter realmente scrivere poesie o dal definirsi pittori senza in realtà saper disegnare. Poi tutti siamo fotografi, scrittori, ma soprattutto tutti abbiamo qualcosa da dire. Da una parte è bello pensare che molto di tutto questo è più alla portata di mano di quanto lo fosse qualche tempo fa, ma forse il tutto è eccessivamente accessibile a chiunque e alla fine non resta nulla da dire.</p>
<p>E&#8217; per questo che chiedo aiuto ai lettori di questo blog, per avere più stimoli intellettuali che approfondiscano la riflessione e la coscienza del mondo. Forse se siamo di più e ci aiutiamo gli uni con gli altri riusciamo veramente a dire qualcosa di non detto e di sensato. E&#8217; vero che molto è stato già spiegato e già detto ed è anche vero che qui, in questo spazio, non tocchiamo cime altissime di pensiero, però possiamo partire da alcune domande che ci poniamo nella quotidianità per arrivare, non tanto a darci delle risposte, ma a una articolazione più approfondita della domanda.</p>
<p>All&#8217;università sto seguendo un corso di filosofia del linguaggio su Walter Benjamin che in una lettera a Buber rifiuta l&#8217;invito proposto da quest&#8217;ultimo a partecipare alla rivista &#8220;der Jude&#8221;. A questa rivista partecipano intellettuali ebrei che si schierano a favore dell&#8217;entrata in guerra della Germania (si parla della prima guerra mondiale). Benjamin, a ventiquattro anni, scrive questa lettera e fa un discorso molto interessante sul linguaggio. Benjamin in questa lettera si dichiara contrario a ogni letteratura politicamente attiva poiché, in parole povere e forse inappropriate, il linguaggio usato con scopi politici prepara i motivi all&#8217;interno dell&#8217;anima della persona e la spinge all&#8217;azione togliendo a questa ogni tipo di spontaneità. Per Benjamin l&#8217;errore sta nel fare della scrittura, in senso esteso, un mezzo (mittel) per l&#8217;azione poiché questo tipo di approccio alla scrittura è di per sé militaresco e non rende possibile la rivoluzione. Egli concepisce la scrittura solo come attività poetica, profetica e attinente alla cosa (sachlich). Benjamin vuole aprirsi invece alla magia del linguaggio e per far sì che ciò avvenga, bisogna eliminare l&#8217;indicibile che è ciò che si è sottratto al dire e che la parola non ha detto, poiché si tratta di muoversi all&#8217;interno della parola verso ciò che le si è negato e che solo essa può dire, poiché il nocciolo della parola è il tacere.</p>
<p>Forse è questo che dobbiamo fare, perché la rivoluzione non è nella politica, ma nel linguaggio stesso e se cambia il linguaggio, cambia anche il nostro modo di pensare.</p>
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		<title>Léger comme une plume</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 12:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primi passi]]></category>
		<category><![CDATA[Calvino]]></category>
		<category><![CDATA[Ivano fossati]]></category>
		<category><![CDATA[Lezioni americane]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccomi di nuovo qui, dopo aver chiuso (almeno per ora) gli impegni universitari che risucchiano tutte le attenzioni e le energie. Non solo è quasi definitivamente giunta al termine la sessione di esami, ma sento anche che nell&#8217;aria c&#8217;è nascosta una promessa di primavera. Penso sempre alla primavera come a un nuovo inizio, come a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Eccomi di nuovo qui, dopo aver chiuso (almeno per ora) gli impegni universitari che risucchiano tutte le attenzioni e le energie. Non solo è quasi definitivamente giunta al termine la sessione di esami, ma sento anche che nell&#8217;aria c&#8217;è nascosta una promessa di primavera. Penso sempre alla primavera come a un nuovo inizio, come a qualcosa che ti offre nuove possibilità, che ti dà, in un certo senso, una chance di ricominciare e di farlo al meglio. Non lo prendo come un caso che Ivano Fossati canti “è l&#8217;aurora, primavera vita vera quante cose mi darà”. Che poi alla fine le stagioni rispecchiano le fasi della giornata e la primavera potrebbe identificarsi proprio con l&#8217;aurora.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Credo sia così un po&#8217; per tutti, perché alla fine siamo tutti un po&#8217; meteoropatici ..chi non si alzerebbe molto più volentieri dal letto vedendo fuori una bella giornata di sole? Forse il clima mite è una delle poche cose che ancora mi trattiene in Italia. Non a caso Johann Wolfgang Goethe attribuiva al tempo la causa del carattere eccessivamente spensierato degli italiani. Può sembrare una sciocchezza, ma credo invece che sia una verità. Il sud di ogni paese ha una tendenza maggiore alla leggerezza rispetto al nord. E noi siamo il sud dell&#8217;Europa e ci tocca il sole e ci tocca la leggerezza.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Leggerezza. Questa parola mi fa pensare anche a una delle “lezioni americane” di Calvino, che come atteggiamento per il nuovo millennio si aspettava sì l&#8217;esattezza e la rapidità, ma anche la leggerezza. La cosa che più mi ha colpito della lezione di Calvino è stato il significato che ha dato a questa parola. Egli infatti scrive: “ La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l&#8217;abbandono al caso. Paul valery ha detto: ”Il faut etre léger comme l&#8217;oiseau, et non comme la plume”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Questa definizione dovrebbe essere inserita nel dizionario, almeno in quello italiano. Calvino ricrea una parola e quindi un concetto e quindi un significato. In questo significato di leggerezza ci vedo tanto e ci vedo soprattutto un peso esistenziale che si identifica con la coscienza e la consapevolezza del nostro essere. Questa sensazione mi viene confermata da questa frase: “la leggerezza, la rapidità, l&#8217;esattezza, la visibilità, la molteplicità dovrebbero in realtà informare non soltanto l&#8217;attività degli scrittori, ma ogni gesto della nostra troppo sciatta, svagata esistenza.”</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Purtroppo questo tipo di leggerezza è proprio ciò che non trovo nella maggior parte di noi, ma d&#8217;altra parte Hegel ci ricorda che la realtà non ha aspettato l&#8217;intelletto per essere ciò che è, per cui il voler essere non si identifica con ciò che è. Il tutto, almeno nella parte di realtà che posso conoscere, è in mano al caos, alla casualità, alla leggerezza fasulla e più apparente. Ma la spiegazione forse è in questo aforisma geniale che mi è stato passato qualche tempo fa, in cui ci ritrovo molto. L&#8217;aforisma dice che “ci sono secoli in cui uno è stanco”. In un certo senso supera Calvino e le sue aspettative, si adatta meglio a ciò che stiamo vivendo: una primavera senza sfumature di colori e con fiori di carta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Forse siamo stanchi, forse abbiamo veramente troppo alle spalle, e questo troppo è il peso di una cultura che non ci permette di essere migliori. Poi credo che ogni momento storico abbia la propria ragion d&#8217;essere, che in qualche modo sia funzionale, che sia necessario, tanto prima o poi la primavera arriva e io a una rinascita ci credo.</p>
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		<title>Principi</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 13:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primi passi]]></category>
		<category><![CDATA[appigli]]></category>
		<category><![CDATA[Marcel mauss]]></category>
		<category><![CDATA[principi]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa giornata di tempo variabile decido di scrivere il primo post di questo blog. L&#8217;intento di questo inizio è quello di spiegare da dove viene la scelta di aprire questo spazio: tutto nasce da un bisogno. Fuori dalla camera da cui scrivo, trovo persone, gente e individui con cui costantemente mi confronto tramite dialoghi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa giornata di tempo variabile decido di scrivere il primo post di questo blog. L&#8217;intento di questo inizio è quello di spiegare da dove viene la scelta di aprire questo spazio: tutto nasce da un bisogno. Fuori dalla camera da cui scrivo, trovo persone, gente e individui con cui costantemente mi confronto tramite dialoghi, ma tutto questo, che già è tanto, non mi basta. In questo momento della mia vita sento il bisogno di un confronto che passi anche attraverso la parola scritta, attraverso questo qualcosa che resta, che lascia un segno, che in un certo senso è più tangibile e meno effimero di un linguaggio orale.</p>
<p>Il desiderio con cui parto è quello che ci sia gente interessata a condividere certi pensieri e certe tematiche e che sia intenzionata ad avviare una sorta di relazione. Quello che sto iniziando può essere considerato una forma moderna di dono. L&#8217;antropologo Marcel Mauss ci insegna che la prima forma di dono è la parola e che laddove c&#8217;è la parola e quindi il dono, c&#8217;è di conseguenza anche la relazione, poiché la parola dà inizio alla relazione che è fatta di continui scambi.<br />
Spero quindi in questo scambio che è l&#8217;espressione anche di un altro bisogno nato in me da un po&#8217; di tempo.</p>
<p>Circa un anno fa ho avviato una corrispondenza via mail, che continua ancora oggi, con una ricercatrice di antropologia che in risposta alla mia mail mi scriveva: &#8220;che la cosa più rilevante è &#8220;tenersi&#8221; fra individui che, per<br />
qualsiasi ragione, si riconoscono come compagni di strada&#8221;. In queste parole, a un anno di distanza, trovo che questo &#8220;tenersi&#8221; sia ancora la parola chiave delle relazioni umane e in questo momento anche di questo blog che non per nulla si intitola <em>Appigli</em>.</p>
<p>Ciò che scriverò saranno quindi una serie di domande che porto a chi mi vorrà leggere e una serie di dubbi sui quali sia chi ci si identificherà sia chi non si troverà in sintonia è chiamato a intervenire, se condivide i presupposti che guidano questo mio percorso.</p>
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