<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Appigli &#187; frammenti</title>
	<atom:link href="http://www.appigli.net/category/frammenti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.appigli.net</link>
	<description>"Conta solo andare, stare nella corrente della propria solitudine esposta, inservibile alle mete." (Erri de Luca)</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Dec 2011 22:07:42 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Estate</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/12/26/estate/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/12/26/estate/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 22:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[frammenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=421</guid>
		<description><![CDATA[Della parola che sfugge, come i ricordi labili che sottili non incidono. Non c&#8217;è dolore, solo una delicata patina trasparente che avvolge quei giorni in un candido velo bianco. Della luce chiara che non rassicura, come quelle figure ormai lontane nel tempo e nello spazio a segno di una guarigione forse mai avvenuta del tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Della parola che sfugge, come i ricordi labili che sottili non incidono. Non c&#8217;è dolore, solo una delicata patina trasparente che avvolge quei giorni in un candido velo bianco. Della luce chiara che non rassicura, come quelle figure ormai lontane nel tempo e nello spazio a segno di una guarigione forse mai avvenuta del tutto, ancora pienamente in processo. Vi tengo stretti nel labile affetto perpetuo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/12/26/estate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quaderni</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/12/06/spiegazioni/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/12/06/spiegazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[frammenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=415</guid>
		<description><![CDATA[Quei fiori quasi appassiti, a segno che il tempo passa, che le cose si muovono col tempo. A segno e ricordo di quando l&#8217;amore era vivo, vivente, presente. I colori tenui mi lasciano pervadere da questa sensazione di stancata sensualità. A segno di quando l&#8217;amore era vivo, vivente, presente e si sfogava sulla nostra pelle, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quei fiori quasi appassiti, a segno che il tempo passa, che le cose si muovono col tempo. A segno e ricordo di quando l&#8217;amore era vivo, vivente, presente. I colori tenui mi lasciano pervadere da questa sensazione di stancata sensualità. A segno di quando l&#8217;amore era vivo, vivente, presente e si sfogava sulla nostra pelle, sulle mani irrequiete che su di te non trovavano pace, perché a loro nessun posto in particolare era dedicato. Nudità, senza vergogna. Nudità totale, che niente potrei indossare ora che mi permetta di sentirmi così a mio agio. La punta dei miei piedi che sfiora la tua. E nel guardarci non ci scopriamo, non di più, perché siamo già nudi. E nel guardarci ci scopriamo soli, io e te, ora, in questo preciso momento in cui ci siamo, soli, veramente io e te. Nessun segno linguistico, non importa. Importa che ci siano i fiori, a segno delle vite vissute in un pre-noi. A segno delle vite sognate in un pre-noi. L&#8217;inchiostro ha inciso ancora le mie paure, i miei timori nervosi. L&#8217;inchiostro lascia ancora traccia delle inquietudini a singhiozzo che intervallano, in brevi e discontinui inframezzi, la melodia che provo ogni giorno. So che sono sincera, ambiziosa e anche un po&#8217; superba.&#8221; Io, io mi ho&#8221; mi ripeto. La mia melodia è quella che tu spesso non vuoi ascoltare. Troppo sottile, spesso così raffinata da sembrar caotica. Sapessi vedermi con questi occhi, sapessi vedermi e quei fiori ti apparirebbero ancora pieni di vita. I colori sono ancora lì, e io che non so dare accento alle parole che sempre più mi sfuggono, le ripeto affinché perdano di significato affinché il significato sia talmente sottile, come la mia melodia, da diventare secondario. Il suono resta, l&#8217;estetica, questa bellezza sensibile che è entrata anche in questa calligrafia. Rosso.</p>
<p>Tu lo sai quante vite ho saputo vivere, sì, tu lo sai. Non ci sono fotografie per me. Io sono al di là dell&#8217;immagine, al di là della figura. Io sono la luce, l&#8217;occhio che osserva le cose. Io sono questi singhiozzi di esistenza che ogni tanto emerge e si fa verbo. Quaderni. L&#8217;idea impertinente che viene e va, a mio piacimento. Io sono lì, ma non tutti sanno farmi umana accanto a loro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/12/06/spiegazioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lungo il sentiero (probabile) 2</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/10/21/lungo-il-sentiero-probabile-2/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/10/21/lungo-il-sentiero-probabile-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 11:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=407</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; fermo. Si muove appena, solo quando il pensiero arriva dove tu sei. Mi penserai? penserai a me quando sarà l&#8217;ora esatta per abbandonare quel porto? E&#8217; strano pensare che per la prima volta nella vita ho un segreto da custodire, da accudire, come i nostri figli che mai nasceranno. Così questa parola resta non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; fermo. Si muove appena, solo quando il pensiero arriva dove tu sei. Mi penserai? penserai a me quando sarà l&#8217;ora esatta per abbandonare quel porto? E&#8217; strano pensare che per la prima volta nella vita ho un segreto da custodire, da accudire, come i nostri figli che mai nasceranno. Così questa parola resta non pronunciata, abortita dal dolore. Se non fosse così difficile per me, ora, mi getterei in una corsa veloce che mi porti fino a te, busserei alla tua porta e griderei a gran voce qualcosa che non saprei pronunciare. Non ho le forze per farlo. Non sono nella condizione. Dovrei. Ho imparato troppo presto a sottrarmi per volere degli altri. E questo masso che resta sullo stomaco, così immobile è ciò che in me il tempo ha solidificato. Non mi sento sola. So che sapresti capirmi. E&#8217; nel potenziale lo strazio, nel fatto che potenzialmente tu potresti capirmi, ma potenzialmente io non sarei nella condizione. Vorrei che questa luce scaldasse i nostri corpi. Che ci accarezzasse. Ci sono parole che ci sapranno suonare sempre familiari. Ci sono persone che percorreranno sempre la nostra strada. Vorrei che tu fossi una di queste. Vorrei che mai ti fossi estranea.</p>
<p>&#8220;Ascolta bene quello che ti dico, figlio: i giorni di luce intensa, quelli in cui i colori ti saranno amici, in cui le lacrime sapranno uscire con facilità, senza che tu le chiami a gran voce, questi giorni non saranno i più, ma così rari e perciò preziosi che faranno il senso di una vita; lo costruiranno a poco a poco, nel loro lento e discontinuo susseguirsi. Ci sono dolori che distruggono e dolori che ci fanno sentire vivi. Ti parlo con semplici parole, perché ti sia madre, al meglio delle mie possibilità istintive, quelle poche che ancora mi restano. Ci sono tante vie e le più sono quelle giuste. Io non so servirti di più. Non posso aiutarti di più che in questo. Voglio indicarti una direzione perché tu possa percorrere i passi migliori che io, di rado, ho saputo percorrere. Voglio piangerti adesso, nella morte di una nascita mai avvenuta, con le lacrime che non so piangere. Parlarti ora in un linguaggio sconosciuto, pronunciando parole in un luogo mai abitato, mai conosciuto, mai concepito&#8221;.</p>
<p>Addio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/10/21/lungo-il-sentiero-probabile-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lungo il sentiero (probabile)</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/08/29/sentieri-probabili/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/08/29/sentieri-probabili/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 13:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[Canto notturno (di un pastore errante dell'aria)]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vecchioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=400</guid>
		<description><![CDATA[Luce intensa, che confonde. La stessa di quelle fotografie, che anche confondono. La parola è sempre più vaga, più ambigua. Sfugge, incide sempre meno. E&#8217; più sentire. E&#8217; più pensare che agire. E&#8217; più sentire. E&#8217; più soffrire. E&#8217; poco respirare di un fiato sempre più corto. La pelle si fa liscia. Voglio percepirmi, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luce intensa, che confonde. La stessa di quelle fotografie, che anche confondono. La parola è sempre più vaga, più ambigua. Sfugge, incide sempre meno. E&#8217; più sentire. E&#8217; più pensare che agire. E&#8217; più sentire. E&#8217; più soffrire. E&#8217; poco respirare di un fiato sempre più corto. La pelle si fa liscia. Voglio percepirmi, ma ora sono troppo distratta. Ai limiti di me, voglio sentirmi nell&#8217;estrema stanchezza. Ti sento accanto, vicino, quasi fratello. Che succede? non so. Per la prima volta va bene così, fratello. E insieme amato. Amante. Contatto e poca ragione, poche energie. Le mie gambe stanche, che in questi giorni poco reggono di me (ma è forse la testa che troppo pesa, perché vuota di pensare), sanno ormai portarmi solo verso te. Ti aspetto nelle braccia. Nelle notti di poco sonno. Di sonno e fiato corto. Vorrei esserti sposa. Bella. Bianca. Vergine. Un ventre ad accoglierti. Finalmente, per esserti sincera, in queste parole che mai leggerai, che mai saprai capire. Vorrei saperti sorridere. Se solo fossi stata meno ignara. Guardarti negli occhi col sole negli occhi. Tenerti la mano, stringerla con tutte le forze (poche) che mi rimangono. Farti sentire con le fiacche energie di quali energie avrei bisogno. Ci piacciono i paradossi. La realtà è un paradosso. E se così è, allora non esiste il paradosso. E&#8217; paradossale. E allora mi ci adagio, mi ci accordo. Così anche all&#8217;idea che mai ci sarai, che mai sarò la tua bianca sposina dagli occhi turchesi. Parole dolci e ti vorrei avvolgere nel mio braccio. Solo in uno, però. L&#8217;altro serve a reggersi in equilibrio, ché la testa è rivolta verso l&#8217;alto, verso le stelle cadenti. Quanti desideri avrei ora. Ti ho mentito senza saperlo. Ascolta il rumore della mia penna. Questa musica l&#8217;hai creata tu. E&#8217; la tua melodia, che io, da brava sposina, suono per te e d&#8217;ora in avanti tutte le sere. Per te. Saprò esserti fedele, perché ci sarai solo tu. Questa è la mia preghiera. Questa che non sai capire. Le parole non contano, non permettono la comprensione. Ci vuole altro. Se saprai vedere, guarderai nei miei occhi lì, davanti a quell&#8217;altare, quel giorno d&#8217;estate. Se saprai vedere, capirai. Capirai che ti sono già sposa. Ci siamo già uniti, in quell&#8217;ultimo abbraccio che voleva essere un inizio e invece è stato una fine, che io non ho saputo vivere. Avrei labbra rosse come il tuo vino. Vorrei esserti un frutto, uno di quelli attraverso i quali si può assaggiare la vita. Il nettare. C&#8217;è della delicatezza in tutto questo. E&#8217; soffice. Morbido. Come quelle fotografie. Perché il respiro si fa sempre più corto? Dov&#8217;è che non sono sincera? Vorrei dormirti al fianco. Vorrei dormirti. Dov&#8217;è la vita che possiamo vivere insieme? La cerco, non la trovo. E&#8217; in queste parole. Io sola non sono capace di sognarla. Non solo io. Non io sola. Dobbiamo sognarla in due. Ma se all&#8217;orlo di un abisso ti dovessi tendere la mano, lasciami andare nel bianco di questa luce intensa. Se dovesse piovere? se dovesse piovere stammi vicino, ma sarà bello lo stesso piangere insieme a tutto il resto. Sei dentro.</p>
<p><object width="500" height="375"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4Ixs5z_oaTs?version=3&#038;feature=oembed"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/4Ixs5z_oaTs?version=3&#038;feature=oembed" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="375" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/08/29/sentieri-probabili/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vobis</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/08/12/vobis/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/08/12/vobis/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 14:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[Canto notturno (di un pastore errante dell'aria)]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vecchioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=395</guid>
		<description><![CDATA[So che può sembrare meschino, facile perché cumulativo, ma se ho fatto la scelta di accomunarvi in un unico referente, è perché troverei moto più artificioso e falso ripetere a tutti voi le stesse cose in mail piuttosto simili, nel contenuto sicuramente, forse non nella forma. Se così decidessi di fare, avreste tutti la stessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>So che può sembrare meschino, facile perché cumulativo, ma se ho fatto la scelta di accomunarvi in un unico referente, è perché troverei moto più artificioso e falso ripetere a tutti voi le stesse cose in mail piuttosto simili, nel contenuto sicuramente, forse non nella forma. Se così decidessi di fare, avreste tutti la stessa risposta, che cambierebbe in una o in due parole, ma non di più. Questo accadrebbe solo perché tutti voi mi siete cari e perché verso ognuno di voi mi sento in debito, per una risposta mancata, per un&#8217;assenza improvvisa. E invece no, non è così, perché io ci sono e ancora più importante è che voi ci siete. Con quanto segue, intento rispondere alle domande di tutti voi, ma non a quelle che andrebbero nel dettaglio, poiché non mi limiterò a una sterile narrazione cronachistica dei fatti, no, oggi sono ambiziosa e il mio intento è quello di fare molto di più: raccontarvi del modo. Ciò che resta, non ciò che muta, non ciò che trapassa, non ciò che non ha anima. Ciò che determina, che incide, che cambia. Lo spirito.</p>
<p>Sono giorni di colori intensi, nonostante la luce sia debole, fioca, come spesso mi sento anche io; non irradiante come una volta, ma una luce sottile che cerca di infilarsi in piccoli spazi, per separarli, per illuminare laddove nessuno guarda. Sono giorni di sensazioni contrastanti e dentro c&#8217;è davvero tutto: c&#8217;è che la mattina apro gli occhi su questo splendido paesaggio che lascia libero lo sguardo sulle cose e penso che non potrei desiderare altro se non di essere dove sono; c&#8217;è che spesso non afferro il senso delle cose e mollo la presa, nell&#8217;idea rassegnata che forse la ricerca non ha senso; c&#8217;è che i rapporti umani sono possibili anche laddove la lingua non è perfetta; c&#8217;è che la lingua e l&#8217;identità sono confuse, dove anche leggere diventa una domanda (in quale lingua?). E c&#8217;è tanto altro, che forse non può essere scritto, che sfugge alla parola. Vivo giornate semplici, in cui mi diletto in cucina, a fare torte, a cucinare per gli altri. Mi ridà la dimensione del dono e quella del creare. Ma anche di più: cucinare è come pitturare, guardare i colori mescolarsi, fondersi, unirsi; cucinare è materia, è sostanza, è modellare e in questo si avvicina alla scrittura. E proprio quest&#8217;ultima manca come mancate tutti voi. Mi manca il sentimento che mi porti verso di essa e ancora più spesso le parole e qualche volta la forma. La domanda più frequente, e l&#8217;unica che forse ancora mi rimane quando mi lascio andare in un accenno di slancio artistico, è <em>A chi?</em>, domanda che ancora non trova risposta. Forse sbaglio, perché ancor prima del sentimento dovrei assicurarmi che l&#8217;idea ci sia, ma a questo anche non so dare risposta. Poi c&#8217;è la fotografia e non è un caso, forse, che arrivi proprio adesso che la cosa che più mi piace fare è guardare, osservare. Forse mi constringo a troppo, forse non è ancora il momento di fare, quel momento che ho vissuto qualche anno fa. Anche se manca, manca come mancate tutti voi, il teatro e recitare per voi, che mi portate i fiori sotto il palco. Manca donarvi un pezzo di me, che con sincera generosità vi darei, se in certi momenti non mi sentissi così vuota di conoscenza. Sono parole piene di malinconico stupore quelle che vi dedico, ma è un dono prezioso che vi faccio e una prova di coraggio, dacché non tutti i giorni della mia vita (di questa vita attuale) riesco a sentirmi così viva. Mai mi sarei immaginata in una vita così diversa, in una città così piccola. Nei giorni trascorsi mi è capitato di pensare a quanto fossi ignara di cosa significasse realmente partire, di cosa volesse dire effettivamente tentare qualcosa di nuovo in un posto mai conosciuto, quando ho messo piede su quel treno. Credo sia normale. Qualche anno fa, una persona importante mi rimproverò la tendenza a vivere nel passato. Forse questa persona è andata via, si è allontanata per non tornare, perché mai sono riuscita a capire come si potesse vivere altrimenti. E così è adesso, ma mi sembra impossibile non vivere nel passato, se l&#8217;accadere delle cose viaggia a una velocità maggiore rispetto a quella della percezione di esse. Mi sembra inevitabile.</p>
<p>Manca spesso, come mancate tutti voi, la dimensione della grande città, il respiro che dà l&#8217;idea di poter essere, nella stessa giornata, in tanti posti diversi e lontani contenuti in un unico spazio. E intanto mi godo la dimensione a metà fra viaggio e abitare che sto vivendo. E c&#8217;è tanto che arriva e tanto che se ne va, tanto che fluisce e crea nuove nostalgie, nuovi ricordi, nuovi mete per viaggi futuri, nuovi affetti lontani. E&#8217; così strano, così strano avere in sogno una nuova città come scenario. E&#8217; strano avere già tanti ricordi qui, camminare per queste strade e ricordarsi. Spesso mi chiedete quando torno, ma più che tornare e raccontare, sarei felice di mostrarmi a voi ora, fra queste mura, in questa natura, per queste strade. E una parte vi arriva, vi arriva attraverso queste parole. Vi arriva attraverso la nostalgia che ho di voi, di me con voi, della nostra vita insieme, del quotidiano che non sarà più lo stesso, ma porterà un peso in più, che renderà tutto più cosciente, più blu. Chissà se ci rincontreremo tutti, un giorno. Chissà dove. Chissà se saremo di nuovo tutti assieme, come i vecchi tempi. Per alcuni non sarà possibile ed è bello così. Chissà se tornare è possibile e chissà che vuol dire la parola ritorno. Io vi lascio andare, dove volete, nelle più remote distanze, perché so che ci siete, adesso e sempre. Con me.</p>
<p>Spero di sapervi stare bene. (E questa frase ha due direzioni).</p>
<p><em>&#8220;Ogni ritorno è una falsa partenza, l&#8217;illusione di un movimento&#8221;</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/08/12/vobis/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fratture</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/07/16/fratture/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/07/16/fratture/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 11:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[frammenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=375</guid>
		<description><![CDATA[Le cose vecchie che si rompono, o le cose in generale, che si rompono. Arriva un po&#8217; tutto insieme, come a dire: &#8220;dai, ora è davvero diverso, ora davvero tutto cambia, tutto muore per rinascere&#8221;. A volte fa male, ma è uno di quei dolori che quasi piacciono, quei dolori in cui volentieri ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le cose vecchie che si rompono, o le cose in generale, che si rompono. Arriva un po&#8217; tutto insieme, come a dire: &#8220;dai, ora è davvero diverso, ora davvero tutto cambia, tutto muore per rinascere&#8221;. A volte fa male, ma è uno di quei dolori che quasi piacciono, quei dolori in cui volentieri ci si sta, quasi confortevoli, con qualche accenno di masochismo. E&#8217; un po&#8217; così, che le cose che non devono sopravvivere al tempo, si rompono prima che oltrepassino quella soglia dopo la quale ogni cosa sembra avere vita eterna. E io mi ritrovo sempre un po&#8217; a rimpiangere ciò che lascio alle spalle, ossessionata dal tempo, dal fatto che la vita coincida col tempo. E pensavo, ieri, sdraiata sul letto un po&#8217; stordita, che in questo eterno presente che caratterizza questa nuova società, quello che rimpiango è il passato in quanto tale. E&#8217; un po&#8217; come avere nostalgia di quando il tempo non era solo presente, ed è quindi avere nostalgia del passato, quasi come un bisogno di sentirsi appartenenti a qualcosa, a una linea retta che definisca, quasi un problema di identità.</p>
<p>Mi mancano i libri, le frasi dei miei poeti, sentirmi vicina a qualcuno che ha lasciato traccia di sé, a servizio dell&#8217;umanità. La letteratura serve a questo (se è necessario, come è necessario in questo contemporaneo, trovargli un fine utile), a condividere, a dirsi, raccontarsi per scoprirsi simili. Vivo nei ricordi dei giorni grigi in cui la letteratura era l&#8217;essenza unica e sola (dove alla parola <em>sola</em> do un significato di piena solitudine). Li vivo ora sotto questo sole così acceso, nonostante sia Germania. L&#8217;odore della polvere, la stessa che arrossa gli occhi, che li lascia così semichiusi, come se stessi nel sonno, quasi in una doppia dimensione semicosciente. Non capisco chi ama le droghe, non capisco come si possa amarle. Come si fa a voler evadere da qualcosa per la quale ogni giorno ci si dovrebbe stupire? Come si fa a essere realmente fuori da tutto questo? L&#8217;unica opposizione, l&#8217;unica evasione che riesco a trovare è nell&#8217;illusione che a tutto questo si possa opporre un altrove, dove i pensieri, le azioni, le idee siano (e ne dubito) migliori. Mi sento di evadere quando sono così, così vicina all&#8217;ordine delle cose, ché succede talmente poco spesso, che tutto questo risulta essere lontano dal quotidiano, esula da tutto il miasma dei giorni privi di senso. E proprio questa assenza di significato è quello che caratterizza il quotidiano, questa ciecità, ché gli unici momenti di vera lucidità sono quelli che caratterizzano la rottura della routine.</p>
<p>Mi sento viva quando scrivo, quando il sentimento mi spinge verso le creature, verso le cose, verso i colori e la natura. Mi sento viva quando cammino. Mi sento viva quando il dolore è così intenso e scopro l&#8217;impossibilità della vita, della vita sognata. Mi sento viva se c&#8217;è sentimento.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-380" title="IMG_0569" src="http://www.appigli.net/wp-content/uploads/2011/07/IMG_0569-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />&#8220;Taci anima mia. Son questi i giorni</p>
<p>tetri che per inerzia si dura,</p>
<p>i giorni che nessuna attesa illude&#8221; Camillo Sbarbaro.</p>
<p>Ich brauche ein Gefuehl.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/07/16/fratture/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cose care</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/04/06/cose-care/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/04/06/cose-care/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 17:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Montale]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno e notte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=357</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;E ancora le stesse grida e i lunghi
pianti sulla veranda
se rimbomba improvviso il colpo che t&#8217;arrossa
la gola e schianta l&#8217;ali, o perigliosa
annunziatrice dell&#8217;alba,
e si destano i chiostri e gli ospedali
a un lacerìo di trombe&#8221; Giorno e notte, Eugenio Montale
Proprio il ricordo di quelle grida, di quei lunghi pianti  accompagna queste giornate di fiato corto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E ancora le stesse grida e i lunghi<br />
pianti sulla veranda<br />
se rimbomba improvviso il colpo che t&#8217;arrossa<br />
la gola e schianta l&#8217;ali, o perigliosa<br />
annunziatrice dell&#8217;alba,<br />
e si destano i chiostri e gli ospedali<br />
a un lacerìo di trombe&#8221; Giorno e notte,<em> Eugenio Montale</em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-363" title="agosto2008_3" src="http://www.appigli.net/wp-content/uploads/2011/04/agosto2008_3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Proprio il ricordo di <em>quelle </em>grida, di <em>quei </em>lunghi pianti  accompagna queste giornate di fiato corto, come se questa nuova vita non  bastasse a cancellare quella vecchia, come se non bastasse andarsene  per riprendere fiato. Fa ancora più male pensare che è ancora la luce, o  forse il buio, di quei giorni a farmi sentire viva, quando tutto rimane  attaccato, quando sembra che il dolore non possa cessare, quando sembra  che l&#8217;unica via d&#8217;uscita sia l&#8217;abitudine, l&#8217;assuefazione al dolore di  una ferita che non può rimarginarsi, che talvolta riprende a sanguinare.  Imparo da questo che non sono i luoghi, non solo loro, a conservare i  ricordi, ma è più la luce che riporta a quelle tinte, sono più i colori  tenui di questa primavera non ancora colma che riportano a quei giorni, a  quelle parole, a quei vestiti indossati che ormai sono vecchi,  scoloriti, stracciati, ma ancora i soli panni che riesco a indossare,  con i quali riesco a sentirmi a mio agio. Non ci sarà città che non celi  nel profondo un ricordo per me, se il cielo, se la luce continuano a  essere sempre gli stessi. Non ci sarà poesia che non faccia riferimento a  quella vita, se quella continua a essere l&#8217;unica vita che ho saputo  vivere, dopo la quale non c&#8217;è narrazione. L&#8217;unica vita sognata, l&#8217;unica vita vissuta, l&#8217;unica che ho saputo conoscere.</p>
<p>E forse la scritta su quel volantino all&#8217;ingresso di questo studentato, la prima scritta che ho letto qui dentro e la prima che mi ha colpito, quella frase <em>Ohne Depression keine Inspiration </em>avrebbe dovuto dirmi qualcosa, e forse era un&#8217;avvertenza, forse voleva essere un&#8217;ammonizione a ricordarmi che non c&#8217;è raggiungimento di felicità senza sforzo, che non c&#8217;è meta che sia raggiungibile senza completa dedizione, no, non c&#8217;è, non per me, non in questa vita, non nella mia.</p>
<p>E questa luce primaverile, proprio ora che gli alberi donano i loro frutti, che i fiori sbocciano, proprio ora tutto riprende forma, anche nei sogni. Proprio ora che la luce è così forte, quando un anno fa pensavo che la primavera potesse portare a una rinascita. E non c&#8217;è luogo, se quando si parte ci si lascia alle spalle la zavorra grigia di una vita superflua e l&#8217;essenziale rimane attaccato, quell&#8217;essenziale che ormai fa parte di una biografia, non c&#8217;è luogo per starsene a riparo da una vita che di continuo emerge, che sgora appena può fra ricordi, pensieri, sogni, parole che fanno poesie, pagine di diari, colori chiari, come quelli di questa e di ogni primavera trascorsa.</p>
<p>L&#8217;esistenza di ognuno di noi non può essere condotta nell&#8217;attesa di qualcosa che non può più esserci, nell&#8217;attesa di qualcosa già vissuta. Non trovo il modo, la chiave e l&#8217;accesso giusti. Solo continuare a camminare per sentieri marginali, sentieri sterrati, alla ricerca di un senso da attribuire a quella vita, significato profondo che cerco in un nuovo linguaggio, nelle forme perfette di una stortura, nella linearità di uno sguardo non centrato, nell&#8217;interazione di un monologo, nella dinamicità dell&#8217;inazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/04/06/cose-care/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sulle rive del Neckar</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/03/05/sulle-rive-del-neckar/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/03/05/sulle-rive-del-neckar/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 22:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[scienze e domande]]></category>
		<category><![CDATA[Alela Diane]]></category>
		<category><![CDATA[Antonia Pozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Buitoni]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[La diversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Marx]]></category>
		<category><![CDATA[Mueller]]></category>
		<category><![CDATA[Pieces of String]]></category>
		<category><![CDATA[Tre sere]]></category>
		<category><![CDATA[Ulf hannerz]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=352</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Ed io al crocicchio,
a decifrare nomi
di strade sconosciute -
sola alle soglie
di una città nuova,
sola con la mia preda
di felicità &#8211; con l&#8217;eco
della tua voce.&#8221; Tre sere, Antonia Pozzi
Non so definirlo. Andare via senza avere una data precisa di ritorno è strano. Sento che la solitudine, in questi primi giorni, non pesa. Anzi, è il modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ed io al crocicchio,<br />
a decifrare nomi<br />
di strade sconosciute -<br />
sola alle soglie<br />
di una città nuova,<br />
sola con la mia preda<br />
di felicità &#8211; con l&#8217;eco<br />
della tua voce.&#8221; Tre sere, Antonia Pozzi</p>
<p>Non so definirlo. Andare via senza avere una data precisa di ritorno è strano. Sento che la solitudine, in questi primi giorni, non pesa. Anzi, è il modo migliore per starsene veramente con se stessi, lontani dal mondo in cui a ogni cosa è legato un ricordo. Non che qui non accada, tutt&#8217;altro. Proprio per cercare la poesia che contiene le poche righe qui sopra citate, ho dovuto aprire la raccolta di Antonia e anche qui, lontano dai luoghi in cui quelle pagine sono state sfogliate, quel libro ha il sapore dei giorni trascorsi a piangerci sopra. Il pensiero che ne è scaturito è stato bello, però; ho pensato che quell&#8217;uomo non sa che a lui è dedicato un intero libro di poesie. E che poesie.</p>
<p>E pochi minuti fa è successo qualcosa di ancora più bizzarro: leggendo una vecchia mail, nella quale proprio quell&#8217;uomo fortunato mi correggeva uno scritto, per un attimo mi sono dimenticata il dove mi trovo. Germania! E sorridere. Poi, guardasi attorno e scoprire che è un posto semisconosciuto, che non sono seduta sulla sedia di camera mia, o meglio sì, perché questa è camera mia, ma non quella di sempre. Fa bene allontanarsi, si impara a badare all&#8217;essenziale, si smistano i ricordi e si capisce quali sono quelli che vale la pena tenersi stretti e quali invece è meglio lasciare lì, attaccati alle cose caduche.</p>
<p>I miei poeti li sento vicini e questo posto fatato si adatta bene ai versi di Antonia. Non a caso oggi, sulle rive del Neckar, ho ripensato ai versi di <em>Tre sere.</em> L&#8217;amore, l&#8217;amore, quello fuggito e mai più tornato, anche questo mi fa sentire vicina alla Pozzi e con l&#8217;amore anche &#8220;l&#8217;oppressa nostalgia della luce&#8221;. Chissà quanti errori faccio oggi e non c&#8217;è nessuno che mi corregge. Chissà se sbaglio ancora la consecutio, sicuramente sì.</p>
<p>E anche adesso mi volto ed è Germania. Anche se guardo davanti a me, dentro le case altrui. C&#8217;è qualcosa che stabilisce una diversità, che si intuisce anche dall&#8217;illuminazione. Tutto fa un po&#8217; <em>alles in Ordnung</em>. Ed è estremamente diverso dal paese in cui ho sempre vissuto, eppure siamo in Europa. La globalizzazione esiste, ma ci si pensa in maniera sbagliata, come accade sempre se si fa riferimento solo ai numeri, alle statistiche. E&#8217; vero che fra gli scaffali dei supermercati di questa città tedesca trovo senza sforzo la pasta della Buitoni, ma cosa dire dell&#8217;ampio spazio che dedicano ai cereali, alla pasta integrale, alla frutta secca, ai prodotti biologici? Che dire del fatto che i prodotti che vengono promossi non sono certamente gli stessi dei supermercati italiani? Che dire del fatto che gli yogurt della Mueller non sono gli stessi che trovo in Italia? forse sto ripetendo semplicemente qualcosa che è stato già detto, sicuramente da Ulf Hannerz ne <em>La diversità cultrale</em>, quando ci spiega che nella globalizzazione è proprio la cultura a determinare la tipologia di adesione al fenomeno e per questo non si può parlare di una cultura omogenea neanche in questo caso.</p>
<p>Ogni cosa diventa un problema, le abitudini vanno azzerate e bisogna reinventarsi quasi da capo. Non credo che una sola parte della vita umana, il commercio, possa fagocitare così facilmente tutte le altre, così pensando, daremmo troppo credito a Marx e ridurremmo di nuovo la realtà di due uniche parti. Talvolta appare necessario un atto di umiltà, nel tentativo di non aver troppa fretta nel giudicare i non ancora visibili esiti dei processi non ancora completamente maturati. E l&#8217;analisi deve esserci, quella sì, ma che serva al futuro nel guardare il presente come passato, perché solo menti geniali e profetiche spesso sono davvero capaci di capire il qui e ora.</p>
<p>E dopo questo sproloquio di poesia, Germania e supermercati guardo alle mie spalle la stanza che mi sta accogliendo, che piano piano sto facendo mia, stavolta veramente da zero. E sento che le note della canzone che segue sono quelle che accompagneranno questa costruzione.</p>
<p><object width="500" height="400"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/e/fiA2Ufldxd8?start=93"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/e/fiA2Ufldxd8?start=93" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="400" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/03/05/sulle-rive-del-neckar/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Idiosincrasie a strati</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/02/04/idiosincrasie-a-strati/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/02/04/idiosincrasie-a-strati/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 16:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[scienze e domande]]></category>
		<category><![CDATA[L'ombra della magnolia...]]></category>
		<category><![CDATA[Montale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=336</guid>
		<description><![CDATA[Non mi piace e sono alla ricerca di nuove parole per definire il reale, per creare e distruggere e ricreare il reale. E spesso il dolore è l&#8217;unica via al sentire. E certo non manca, mentre torno a casa in autobus, ché la gente guarda la mia espressione di sfiducia, il lato sinistro delle mie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi piace e sono alla ricerca di nuove parole per definire il reale, per creare e distruggere e ricreare il reale. E spesso il dolore è l&#8217;unica via al sentire. E certo non manca, mentre torno a casa in autobus, ché la gente guarda la mia espressione di sfiducia, il lato sinistro delle mie labbra piegato verso il basso, a marcare lo sdegno.  Mi guardo attorno e mi sento a mio agio, perché la massa anonima di gente che mi circonda mi fa stare bene, mantiene le giuste distanze che servono alla coscienza per non indagare. So apprezzarle così le persone, nel passato che non conosco, che le porta ad essere lì dove sono anch&#8217;io, senza indagini e approfondimenti. C&#8217;è qualcosa che però passa ugualmente, da qualche stretta feritoia che lascia spazio a un&#8217;intuizione quasi istintiva. L&#8217;odore, forse. Il viso, forse. Forse tutto ciò che circonda una persona e che non è possibile definire. Già, perché non tutta la strada della conunicazione è stata percorsa, non da me, e per fortuna c&#8217;è ancora qualcosa che resta nell&#8217;ineffabile.</p>
<p>E ripenso a Montale a quanto ciò che più mi colpisce della sua scrittura sia qualcosa che ha a che fare con l&#8217;estetica. Mi colpisce la disposizione azzeccata delle parole, che nella frase occupano il posto giusto, come ponte che arriva ai nervi. Un linguaggio oltre il linguaggio, quello di queste parole, come scoprirsi fratelli, ma che forse ora non basta più. So che c&#8217;è la via, l&#8217;unica via, del pensiero e più mi ci addentro, più è difficile scendere a compromesso col profano, con la vita di ogni giorno. E mi guardo attorno e non sto bene. Non so cosa sia questa mia scrittura, che non è narrativa, non è scienza, non è letteratura e non è poesia, ma non posso arrestarla, no. E non posso pagarmi un corso di scrittura, perché non ho soldi da investire, non ho obiettivi fissi, entusiasmi stabili. Talvolta, però, è l&#8217;unica feritoia dalla quale riesco a far uscire ancora qualcosa, ché a parole spesso non so spiegarmi e necessito di calma e solitudine per cercare la linearità adatta al linguaggio. Ma in questo mondo di perfezioni morali, fisiche, estetiche, linguistiche non è ammesso il bisogno, la necessità che appare sempre troppo deplorevole per un umanità così ben fatta. E allora penso a quest&#8217;illusione che ci portiamo dentro, venduta da chissà quale ansia di felicità. Penso alle differenze sociali, a quanto ancora siano motore delle nostre scelte, delle nostre azioni. E forse così è giusto che sia, ma fa male lo stesso e quel <em>male di vivere </em>che attraversa i ponti delle parole di Montale, pervade anche me al pensiero che sotto i miei piedi ci siano meccanismi inconsci e spietati che guidano il mio camminare, che indirizzano il mio sguardo. Non ho abbastanza soldi per accedere alla cultura, non in modo sistematico.  Non ho abbastanza soldi per essere magra, ché a dieta ci si mette chi si può permettere di raggiungere i prodotti <em>no fat</em> sugli scaffali stracolmi dei supermercati. Non ho abbastanza soldi per essere avvenente, come le donne che passando lasciano scie di profumo. Poche volte nella mia vita ho avuto il piacere di farmi una doccia calda, perché le tubature di questa casa sono vecchie, come lo sono i miei vestiti, come il mio viso, che ricorda ere passate, anni ormai morti, sui corpi dei quali sbocciano i fiori del contemporaneo, che sono mondi ordinati, di visioni e sensazioni adatte a cuori semplici. E io con la semplicità non ho molto a che fare, il mio mondo è nel disordine di capelli mai in piega, e i fili intrecciati delle mie visioni sono sempre troppo aggrovigliati per piacere. Il fascino di qualcosa che è altro resta solo impressione, curiosità.  E se oggi i poveri si chiamano <em>diseducati al benessere, </em>allora anche io non ho avuto un&#8217;ottima educazione. Spesso mi sento cresciuta, adulta, ma questa emotività epidermica che spesso mi pervade mi ricorda da dove vengo. L&#8217;arte che tento non è mai compiuta. E se davvero potessi, aprirei a squarcio tutte queste dannate feritoie, con la sola forza delle mani, piantando in profondità le unghie in questa materia apparentemente piena di vita, facendone uscire urla strazianti da questo incessante ferire, da questa eterna lotta. Ché io la ricostruzione alle unghie non ce l&#8217;ho, quindi non posso sedurre un uomo, ma di forza ne ho, e proprio qui, nelle mani, che spesso mi servono per aggrapparmi, tenermi agli appigli, senza cadere.  Erotismi facili, eccitazioni a pagamento, perché è necessario non scordarsi che ogni cosa ha un prezzo.  Ha un prezzo essere belli, ne ha un altro essere colti, ne ha un altro essere ordinati, lineari e ne ha un altro ancora essere curati. Non hanno prezzo queste lacrime, non ne ha la bellezza che tengo stretta, non quella. Non gli occhi verdi di una madre, non la silhouette scura di una figura paterna che guarda oltre il vetro, all&#8217;orizzonte. Non queste forme di vita.</p>
<p>E in scena, adesso, ci sono solo corpi deformi, azioni interrotte, perché il mio fare è così debole, così poco incisivo, che non riesce a prendere posto nel mondo. E intanto provo gli altrove possibili, ché nella conoscenza, quella a cui mi è permesso accedere, ci sono dolori che sono malinconiche gioie. Alla ricerca di mondi dove vivere possa ancora stupire.</p>
<p><em>&#8220;Non è più il tempo dell&#8217;unisono vocale, Clizia, il tempo del nume illuminato che divora e rinsangua i suoi fedeli. Spendersi era più facile, morire al primo batter d&#8217;ale, al primo incontro col nemico, un trastullo. Comincia ora la vita più dura </em>[...]<em>&#8220;</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/02/04/idiosincrasie-a-strati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Confessioni</title>
		<link>http://www.appigli.net/2011/01/20/confessioni/</link>
		<comments>http://www.appigli.net/2011/01/20/confessioni/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 22:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Fulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ignote destinazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.appigli.net/?p=322</guid>
		<description><![CDATA[A volte mi manca il contatto con la penna. Allungo il braccio, al buio, allo sgabello che ho adattato a comodino, accanto al letto, e prendo il quaderno degli appunti, se si possono chiamare appunti le intuizioni, i pensieri che mi pungono mentre vivo le mie giornate. Mi ricordo di maggio. Ché il tempo resterà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte mi manca il contatto con la penna. Allungo il braccio, al buio, allo sgabello che ho adattato a comodino, accanto al letto, e prendo il quaderno degli appunti, se si possono chiamare appunti le intuizioni, i pensieri che mi pungono mentre vivo le mie giornate. Mi ricordo di maggio. Ché il tempo resterà sempre un mistero. Guardo indietro con piacere e mai l&#8217;avrei immaginato. Fa ancora parte del presente la voglia di rompere il cristallo rigido di una persona in mille frammenti per ricostruire una forma nuova. E tutte le storie immaginate. Soltanto immaginate.</p>
<p>E penso a chi c&#8217;è stato solo per poco nella mia vita, poche ore, pochi giorni. Penso a quanto non ho voglia di perdere nulla di quei piccoli istanti. &#8220;Ti prego&#8221; dico a me stessa. E poi quella luce già vista accanto a qualcuno che non eri tu, che la stessa non è, ma pur sempre la stessa. E questo linguaggio sciatto che esce senza voglia di essere migliore. Soltanto, soltanto per poco tempo e le nuvole e starci sopra, che mi fa tanta paura, e adesso no, adesso no, adesso le guardo con nostalgia quelle nuvole, nostalgia che mi spinge il ricordo a quelle attese buie di un mattino che non arrivava, attese ansiose all&#8217;aeroporto. E il panico dell&#8217;aereo che si alzava verso dimensioni sconosciute a me, al mio quotidiano. Ma c&#8217;eri tu ad attendermi e quel grigio era pieno di colore, se penso a quanto stavo uscendo dal pensare di ogni giorno.</p>
<p>No, non mi spaventano più quelle nuvole, adesso e quando spesso la mattina ho aperto gli occhi offuscati da una patina opaca, che più non inquieta. Tante volte ho scritto e immaginato una storia così e ora che l&#8217;ho vissuta sento il sapore della dannazione di qualcosa che rimane incompiuto, che non sfoga. Sento però l&#8217;odore di una bellezza pura e forse è questa la vera dannazione, che qualunque cosa, qualunque cosa, per mantenere la propria bellezza, deve conservare e custodire intatta la propria verginità. Ripenso a chi, con sottile saggezza, mi propone l&#8217;ipotesi che possa non essere il tempo a stabilire il valore delle cose, rompendo così un equilibrio apparente e sento che è sano, che la proposta è vera, è vergine.</p>
<p>Poteva essere anche meno di un&#8217;ora e sempre l&#8217;amaro di un addio sarebbe rimasto addosso a me.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.appigli.net/2011/01/20/confessioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

