Quaderni
Quei fiori quasi appassiti, a segno che il tempo passa, che le cose si muovono col tempo. A segno e ricordo di quando l’amore era vivo, vivente, presente. I colori tenui mi lasciano pervadere da questa sensazione di stancata sensualità. A segno di quando l’amore era vivo, vivente, presente e si sfogava sulla nostra pelle, sulle mani irrequiete che su di te non trovavano pace, perché a loro nessun posto in particolare era dedicato. Nudità, senza vergogna. Nudità totale, che niente potrei indossare ora che mi permetta di sentirmi così a mio agio. La punta dei miei piedi che sfiora la tua. E nel guardarci non ci scopriamo, non di più, perché siamo già nudi. E nel guardarci ci scopriamo soli, io e te, ora, in questo preciso momento in cui ci siamo, soli, veramente io e te. Nessun segno linguistico, non importa. Importa che ci siano i fiori, a segno delle vite vissute in un pre-noi. A segno delle vite sognate in un pre-noi. L’inchiostro ha inciso ancora le mie paure, i miei timori nervosi. L’inchiostro lascia ancora traccia delle inquietudini a singhiozzo che intervallano, in brevi e discontinui inframezzi, la melodia che provo ogni giorno. So che sono sincera, ambiziosa e anche un po’ superba.” Io, io mi ho” mi ripeto. La mia melodia è quella che tu spesso non vuoi ascoltare. Troppo sottile, spesso così raffinata da sembrar caotica. Sapessi vedermi con questi occhi, sapessi vedermi e quei fiori ti apparirebbero ancora pieni di vita. I colori sono ancora lì, e io che non so dare accento alle parole che sempre più mi sfuggono, le ripeto affinché perdano di significato affinché il significato sia talmente sottile, come la mia melodia, da diventare secondario. Il suono resta, l’estetica, questa bellezza sensibile che è entrata anche in questa calligrafia. Rosso.
Tu lo sai quante vite ho saputo vivere, sì, tu lo sai. Non ci sono fotografie per me. Io sono al di là dell’immagine, al di là della figura. Io sono la luce, l’occhio che osserva le cose. Io sono questi singhiozzi di esistenza che ogni tanto emerge e si fa verbo. Quaderni. L’idea impertinente che viene e va, a mio piacimento. Io sono lì, ma non tutti sanno farmi umana accanto a loro.