Lungo il sentiero (probabile) 2

E’ fermo. Si muove appena, solo quando il pensiero arriva dove tu sei. Mi penserai? penserai a me quando sarà l’ora esatta per abbandonare quel porto? E’ strano pensare che per la prima volta nella vita ho un segreto da custodire, da accudire, come i nostri figli che mai nasceranno. Così questa parola resta non pronunciata, abortita dal dolore. Se non fosse così difficile per me, ora, mi getterei in una corsa veloce che mi porti fino a te, busserei alla tua porta e griderei a gran voce qualcosa che non saprei pronunciare. Non ho le forze per farlo. Non sono nella condizione. Dovrei. Ho imparato troppo presto a sottrarmi per volere degli altri. E questo masso che resta sullo stomaco, così immobile è ciò che in me il tempo ha solidificato. Non mi sento sola. So che sapresti capirmi. E’ nel potenziale lo strazio, nel fatto che potenzialmente tu potresti capirmi, ma potenzialmente io non sarei nella condizione. Vorrei che questa luce scaldasse i nostri corpi. Che ci accarezzasse. Ci sono parole che ci sapranno suonare sempre familiari. Ci sono persone che percorreranno sempre la nostra strada. Vorrei che tu fossi una di queste. Vorrei che mai ti fossi estranea.

“Ascolta bene quello che ti dico, figlio: i giorni di luce intensa, quelli in cui i colori ti saranno amici, in cui le lacrime sapranno uscire con facilità, senza che tu le chiami a gran voce, questi giorni non saranno i più, ma così rari e perciò preziosi che faranno il senso di una vita; lo costruiranno a poco a poco, nel loro lento e discontinuo susseguirsi. Ci sono dolori che distruggono e dolori che ci fanno sentire vivi. Ti parlo con semplici parole, perché ti sia madre, al meglio delle mie possibilità istintive, quelle poche che ancora mi restano. Ci sono tante vie e le più sono quelle giuste. Io non so servirti di più. Non posso aiutarti di più che in questo. Voglio indicarti una direzione perché tu possa percorrere i passi migliori che io, di rado, ho saputo percorrere. Voglio piangerti adesso, nella morte di una nascita mai avvenuta, con le lacrime che non so piangere. Parlarti ora in un linguaggio sconosciuto, pronunciando parole in un luogo mai abitato, mai conosciuto, mai concepito”.

Addio.

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