Lungo il sentiero (probabile)

Luce intensa, che confonde. La stessa di quelle fotografie, che anche confondono. La parola è sempre più vaga, più ambigua. Sfugge, incide sempre meno. E’ più sentire. E’ più pensare che agire. E’ più sentire. E’ più soffrire. E’ poco respirare di un fiato sempre più corto. La pelle si fa liscia. Voglio percepirmi, ma ora sono troppo distratta. Ai limiti di me, voglio sentirmi nell’estrema stanchezza. Ti sento accanto, vicino, quasi fratello. Che succede? non so. Per la prima volta va bene così, fratello. E insieme amato. Amante. Contatto e poca ragione, poche energie. Le mie gambe stanche, che in questi giorni poco reggono di me (ma è forse la testa che troppo pesa, perché vuota di pensare), sanno ormai portarmi solo verso te. Ti aspetto nelle braccia. Nelle notti di poco sonno. Di sonno e fiato corto. Vorrei esserti sposa. Bella. Bianca. Vergine. Un ventre ad accoglierti. Finalmente, per esserti sincera, in queste parole che mai leggerai, che mai saprai capire. Vorrei saperti sorridere. Se solo fossi stata meno ignara. Guardarti negli occhi col sole negli occhi. Tenerti la mano, stringerla con tutte le forze (poche) che mi rimangono. Farti sentire con le fiacche energie di quali energie avrei bisogno. Ci piacciono i paradossi. La realtà è un paradosso. E se così è, allora non esiste il paradosso. E’ paradossale. E allora mi ci adagio, mi ci accordo. Così anche all’idea che mai ci sarai, che mai sarò la tua bianca sposina dagli occhi turchesi. Parole dolci e ti vorrei avvolgere nel mio braccio. Solo in uno, però. L’altro serve a reggersi in equilibrio, ché la testa è rivolta verso l’alto, verso le stelle cadenti. Quanti desideri avrei ora. Ti ho mentito senza saperlo. Ascolta il rumore della mia penna. Questa musica l’hai creata tu. E’ la tua melodia, che io, da brava sposina, suono per te e d’ora in avanti tutte le sere. Per te. Saprò esserti fedele, perché ci sarai solo tu. Questa è la mia preghiera. Questa che non sai capire. Le parole non contano, non permettono la comprensione. Ci vuole altro. Se saprai vedere, guarderai nei miei occhi lì, davanti a quell’altare, quel giorno d’estate. Se saprai vedere, capirai. Capirai che ti sono già sposa. Ci siamo già uniti, in quell’ultimo abbraccio che voleva essere un inizio e invece è stato una fine, che io non ho saputo vivere. Avrei labbra rosse come il tuo vino. Vorrei esserti un frutto, uno di quelli attraverso i quali si può assaggiare la vita. Il nettare. C’è della delicatezza in tutto questo. E’ soffice. Morbido. Come quelle fotografie. Perché il respiro si fa sempre più corto? Dov’è che non sono sincera? Vorrei dormirti al fianco. Vorrei dormirti. Dov’è la vita che possiamo vivere insieme? La cerco, non la trovo. E’ in queste parole. Io sola non sono capace di sognarla. Non solo io. Non io sola. Dobbiamo sognarla in due. Ma se all’orlo di un abisso ti dovessi tendere la mano, lasciami andare nel bianco di questa luce intensa. Se dovesse piovere? se dovesse piovere stammi vicino, ma sarà bello lo stesso piangere insieme a tutto il resto. Sei dentro.

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