Fratture
Le cose vecchie che si rompono, o le cose in generale, che si rompono. Arriva un po’ tutto insieme, come a dire: “dai, ora è davvero diverso, ora davvero tutto cambia, tutto muore per rinascere”. A volte fa male, ma è uno di quei dolori che quasi piacciono, quei dolori in cui volentieri ci si sta, quasi confortevoli, con qualche accenno di masochismo. E’ un po’ così, che le cose che non devono sopravvivere al tempo, si rompono prima che oltrepassino quella soglia dopo la quale ogni cosa sembra avere vita eterna. E io mi ritrovo sempre un po’ a rimpiangere ciò che lascio alle spalle, ossessionata dal tempo, dal fatto che la vita coincida col tempo. E pensavo, ieri, sdraiata sul letto un po’ stordita, che in questo eterno presente che caratterizza questa nuova società, quello che rimpiango è il passato in quanto tale. E’ un po’ come avere nostalgia di quando il tempo non era solo presente, ed è quindi avere nostalgia del passato, quasi come un bisogno di sentirsi appartenenti a qualcosa, a una linea retta che definisca, quasi un problema di identità.
Mi mancano i libri, le frasi dei miei poeti, sentirmi vicina a qualcuno che ha lasciato traccia di sé, a servizio dell’umanità. La letteratura serve a questo (se è necessario, come è necessario in questo contemporaneo, trovargli un fine utile), a condividere, a dirsi, raccontarsi per scoprirsi simili. Vivo nei ricordi dei giorni grigi in cui la letteratura era l’essenza unica e sola (dove alla parola sola do un significato di piena solitudine). Li vivo ora sotto questo sole così acceso, nonostante sia Germania. L’odore della polvere, la stessa che arrossa gli occhi, che li lascia così semichiusi, come se stessi nel sonno, quasi in una doppia dimensione semicosciente. Non capisco chi ama le droghe, non capisco come si possa amarle. Come si fa a voler evadere da qualcosa per la quale ogni giorno ci si dovrebbe stupire? Come si fa a essere realmente fuori da tutto questo? L’unica opposizione, l’unica evasione che riesco a trovare è nell’illusione che a tutto questo si possa opporre un altrove, dove i pensieri, le azioni, le idee siano (e ne dubito) migliori. Mi sento di evadere quando sono così, così vicina all’ordine delle cose, ché succede talmente poco spesso, che tutto questo risulta essere lontano dal quotidiano, esula da tutto il miasma dei giorni privi di senso. E proprio questa assenza di significato è quello che caratterizza il quotidiano, questa ciecità, ché gli unici momenti di vera lucidità sono quelli che caratterizzano la rottura della routine.
Mi sento viva quando scrivo, quando il sentimento mi spinge verso le creature, verso le cose, verso i colori e la natura. Mi sento viva quando cammino. Mi sento viva quando il dolore è così intenso e scopro l’impossibilità della vita, della vita sognata. Mi sento viva se c’è sentimento.
“Taci anima mia. Son questi i giorni
tetri che per inerzia si dura,
i giorni che nessuna attesa illude” Camillo Sbarbaro.
Ich brauche ein Gefuehl.
16 luglio 2011 alle 12:28
Struggente.