L’oppressa nostalgia della luce

Cos’è la nostalgia? Mi domando e non so darmi risposta, non in questa lingua contaminata da un’altra lingua che con lentezza sta entrando a far parte di me nel modo di vedere le cose del mondo, nell’osservare, nel reagire, nel relazionarmi. Non so dirmi se è una mancanza o un sentirsi pieni di qualcosa che è stato digerito e che, nonostante faccia ormai parte di me e in qualche modo mi caratterizza, sento lontana. Poi mi dico e percepisco che non necessariamente la nostalgia è legata al passato e mi chiedo anzi se si può parlare di nostalgia nei confronti del futuro, evadendo un po’ dalla linearità del tempo, del tempo al quale siamo abituati a pensare. Ho nostalgia di me bambina, dei capelli biondi che avevo, degli affetti sicuri e sempre presenti, quelli di cui avevo bisogno in quel momento e che, fortunatamente, ci sono sempre stati, come qualcosa di sicuro, di intoccabile, qualcosa che veniva dato per scontato perché c’era. Ho nostalgia di quegli affetti e ne ho ora, proprio ora, in questo presente nel quale quegli affetti non bastano più, che pur sempre sono importanti, ma non colmano il vuoto di una solitudine nella quale bisogna farcela da soli, al di là degli affetti.

Mi chiedo se si ha nostalgia di qualcosa che non si può più raggiungere, se si ha nostalgia delle cose lontane, o se si ha nostalgia delle cose perdute, dove per perdute intendo mai raggiunte, dei futuri, appunto, mai realizzati. Ho nostalgia della bellezza che ho vissuto senza essere consapevole, ho quindi nostalgia di un mancato sentire, ho nostalgia di una mancata coscienza, che ora dà significato alle azioni svolte e che prima, nel presente di allora, era assente. Ho nostalgia di uno sguardo mancato, nostalgia nel non aver visto. Quasi come forma di redenzione. Ho nostalgia di un cielo sotto il quale sono restata solo poche ore, per poi attraversarlo ancora in un ritorno a casa. Ho nostalgia di non aver vissuto una persona fino a essere arrivata ad averne noia. Ho nostalgia di litigi mancati, di non esserci consumati nelle nostre debolezze. Ho nostalgia delle parole non dette, quelle parole che sono rimaste in un luogo mai conosciuto, mai vissuto, mai sperimentato, mai abitato. Abitato nelle parole e negli spazi, spazi di noi, di noi ed esterni a noi, esterni che si affacciavano su altrove, altrove che erano possibilità, e proprio di quelle possibilità porto ancora addosso le cicatrici di nostalgia.

Qui, suggeriscono un’altra variante di nostalgia che si riferisce alla patria, al luogo d’origine. Heimweh. Maldipatria. E dicono che la nostalgia sia un concetto culturale. E in questi giorni riesco a sentire questa nostalgia nei confronti del mio paese, ma la mia nostalgia non ha niente a che fare con un sentimento di malessere. Se sono nostalgica non è dolore quello che sento. Ho nostalgia di un’espressione della vita che sia totale, per nulla particolare. Ho nostalgia dei volti conosciuti, penetrati da una cultura che mi appartiene (eh sì, lei appartiene a me). Ho nostalgia della primavera finora conosciuta, delle sigarette fumate in cucina in controluce, in compagnia di mia madre, nell’ora del crepuscolo. Ho nostalgia dei colori forti e decisi, dei gesti iperbolici, delle grida che raggiungono posti lontani, dell’eco che rimbomba in posti dimenticati, che arriva dritta al cuore. E la nostalgia è nel linguaggio e verso il linguaggio e la nostalgia è ciò che spinge a creare nuovi linguaggi, quando quelli già usati ci sembrano lontani e per descriverli abbiamo bisogno di parole nuove. Ho nostalgia delle parole che così bene hanno dipinto quei sogni, trasportandoli in una dimensione altra, materiale, esterna. Ho nostalgia delle parole conosciute, quelle sulle quali ho pianto e quelle che mi hanno accompagnata per lungo tempo. Ineffabile. Frammento. Nostalgia. Malinconia. Nostalgia della luce. Verde. Das Kommende. Amante. Labirinti. Geografie. Dialogare. Incubi.Terra. Figure parallele. Crepuscolo. Risorgere.

Ho nostalgia del pianto, di quando era dedicato a te.

Enthebe mich der Zeit der du

entschwunden

und loese mir von innen deine Naehe

Wie rote Rosen in den Daemmerstunden

Sich loesen aus der Dinge lauer Ehe

Dispensami dal tempo al quale sei

sfuggito

staccami da dentro la tua vicinanza

come le rose rosse all’imbrunire

si staccano dalla morbida unione delle cose.

(Foto di Roberto Laghi)

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  1. maria valerse ha detto:

    … ho bisogno di scriverti. Risponderti. Ma devo pensare. Le parole arrivano dopo i pensieri. Dopo le immagini e i ricordi. E dopo le tue, in me sono tornate tante immagini di nostalgia(e).

  2. Noemi ha detto:

    L’ho letto per caso ora il tuo commento. Non so perché non mi sia arrivata la mail. E’ bello quello che hai scritto. E’ vero, soprattutto. Lo terrò a mente e aspetto la tua risposta.

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