Viaggi senza spostamenti e luoghi senza geografia
Spesso mi capita di scrivere quando sono in mezzo alla gente. Il più delle volte accade in autobus, forse perché ho l’opportunità di essere sola fra le persone (e sì, sembra un gioco di parole, un paradosso, ma è proprio così) e di veder scorrere la città e di poterla cogliere quindi nelle sue metamorfosi. Questa danza di forme, queste visioni del molteplice stimolano il mio immaginario riportando in superficie ricordi o proponendo nostalgie di futuro. Voglio lasciare a condivisione uno dei frammenti di qualche giorno fa appuntati sul quaderno arancione che, attualmente, si presenta come mio unico compagno di viaggio. Ci tengo a precisare, che quanto segue ha solo la pretesa di essere riflessione.
Roma-Bologna: nessuna andata, tanto ritorno.
Ripenso spesso alle giornate trascorse a Bologna, a quel cielo grigio spezzato solo dal colore delle piante. Per un attimo, come per illuminazione, riesco a scorgere quella Bologna a Roma, e penso che tutte le città possano essere sottoposte al medesimo sguardo di città abitate o di città da scoprire.
Oggi, questo grigio di cielo romano mi riporta lì, a Bologna, città di mancato abitare, di convivenza mai vissuta e sempre sognata, di amore intravisto fra quei portici solo per pochi giorni, poche ore che bastano adesso per essere ricordo, sguardo metabolizzato, interiorizzato a tal punto da essere mezzo di confronto, di ricerca.
E poi Roma: città sempre abitata, città di convivenza vissuta, di notti consumate dall’amore, di albe penetrate al punto da farsi mattini.
E un autobus a sera che sale via Nazionale è anche un autobus che sale via dell’Indipendenza e gli stessi negozi, che pure non sono gli stessi, si susseguono ai lati di queste grandi vie che ospitano turisti. E manca qualcuno al mio fianco, qualcuno con cui attraversare questa città, qualcuno che sia compagno di vita e di viaggio e compagno anche, forse, di mete da raggiungere.
E i ricordi riaffiorano, come zampilli, di serate trascorse al Pigneto o al Pratello, a calpestare sampietrini, a condividere cibo, musica, idea di provincia e sguardi ignoranti di futuro, un futuro che non c’è mai stato lì, a Bologna. Sguardi carichi anche di passato qui, a Roma, città definita ingrata, incapace di accoglienza, in deficit di amore, carica solo di doni mancati. E Bologna, ancora, come città del sole, come luogo, contenitore, che accolga, se non altro, speranze. E le nostre strade sono divise, i passi non viaggiano più nella stessa direzione. Questo autobus mi porta a casa, a viale Adxxx, non in via Saxxx. La mia ingrata città non mi protegge dalla pioggia, accogliendomi sotto i portici; la mia città è aperta al cielo e agli angoli delle strade gioisce il verde degli alberi, ora.
I non-luoghi sono ovunque, proprio perché non sono da nessuna parte.
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