Primavera in campagna
“La vita… è ricordarsi di un risveglio triste in un treno all’alba: aver veduto fuori la luce incerta: aver sentito nel corpo rotto la malinconia vergine e aspra dell’aria pungente.” Sandro Penna
Nella mia stanza, con una sigaretta quasi spenta poggiata nel portacenere. Non è facile pensarsi in un progetto di ricostruzione, lasciar cadere i semi raccolti durante un cammino sulla presunta, sperata e per troppo tempo attesa fertilità di una terra che domani possa donarmi frutti di ogni sorta.
Lasciarsi guidare da chi chiama le piante con nomi propri, lasciarsi prendere per mano e con lentezza posarsi dolcemente sulle cose del mondo a recuperare energie dal suolo.
Aprire gli armadi di una casa in campagna e sentire l’odore di una vita che ogni giorno di più si fossilizza nel passato. Quell’odore che adesso ha il profumo di dannazione.
Sperare che il sole asciughi e cicatrizzi le ferite.
Primavera. I fiori che tingono i prati verdi, facendoli gioire in mille colori, non generano sguardi di sorpresa né incanto. Lo sguardo si fa stanco, spento. La speranza di una vita altra è ancora possibile?
Ricordi di momenti semplici. Parole che cercano concretezza e si fanno gesto quotidiano. Affiora, per qualche istante, il suo volto, giovane e felice, che ha così poco di presente e ancora meno di futuro.
Come se tutto fosse fotografia.
Lasciare andare tutto, dunque, ma stavolta non nel pianto, stavolta il pianto, con la sua debole spinta, sembra non essere efficace.
Ricostruirsi così: mettendo insieme i frammenti di un sé che sono stati sparsi in geografie diverse e distanti, quando proprio questo sé, l’essenziale, sembrava non aver bisogno di corazze; quando a essere nudi non si provava nessuna vergogna.
Tags: La vita...è ricordarsi di un risveglio, Sandro Penna