Urbana

Se le mie parole potessero essere offerte a qualcuno questa pagina porterebbe il tuo nome.

Antonia Pozzi.

Strana voglia di cose belle. Non succedeva da un po’, anche se è sempre stata una costante nella mia vita la tensione verso la bellezza. Come i suoi occhi, il suo sorridermi, la sua voce.

Camminare questa città che mai del tutto si lascia scoprire, incrociare gli sguardi della persone e capire che mi piace proprio la gente. Mi piace attraversarla, scoprire i suoi desideri, perdermi nella sua multitudine varia, lasciarmi trasportare, accoglierla nei miei occhi, nel mio sguardo sul mondo, sulla città. Come quella ragazza con il cappello rosso, appoggiata a un muro, che si volta di scatto percependo il mio arrivo. Come il tipo in autobus che è in piedi accanto a me, e che si gira e mi guarda e quando mi volto verso di lui, mi guarda negli occhi con uno strano gioco di sguardi: prima nell’occhio sinistro, poi in quello destro per poi tornare a quello sinistro. Il tutto in pochi secondi. E sono felice.

E Roma è sempre più bella: piena di angoli che per tempo si sono sottratti allo sguardo e che per poco non perdevo anche stavolta. Ma no, non oggi, non oggi che il mio sguardo è per lei, per la mia città. Non oggi che vado a raggiungere in centro i miei amici, per condividere con loro questa bellezza, che ogni volta ha qualcosa di diverso, che si presta a tutti gli sguardi possibili, che crea sguardi, infiniti sguardi. E la bellezza è di nuovo nei miei occhi, ad alimentare quella luce che mai si è spenta, forse solo attenuata per un po’ di tempo, quando l’amore sembrava lontano, ignara io, che era semplicemente dentro me, nel profondo.

Mi prometto di uscire da questa casa e perdermi per le strade di questa città ogni volta che in futuro mi farò scivolare addosso un velo di tristezza. Non manca la nostalgia del passato o la voglia di percorrere la bellezza di quelle strade con accanto la persona di cui sono innamorata, tenendola per mano a guardare con il mento in su ogni particolare sfuggito, ogni finestra mancata, ogni feritoia che permetta l’accesso a mondi nuovi.

E leggo di Antropologia dei disastri, di definizioni di spazio, luogo e paesaggio e mi ritrovo nelle parole abitare o dimorare. Quanti luoghi posso abitare? E poi perdermi e perdermi a seguire incuriosita tutti i nomi di queste strade che attirano la mia attenzione e perché sono felice? Invasa da uno strano senso di smarrimento e familiarità non riesco a perdermi in alcun modo, contro chi dice (diceva?) che non ho senso dell’orientamento.

Tantissimi turisti, tutti molto diversi gli uni dagli altri e mi chiedo come possa essere il loro sguardo, cosa voglia dire Roma senza abitarla. E non so darmi risposta e forse non importa.

Sarà l’aria pre-primaverile che invade la mia felicità stancata, portandola verso una rinascita che ancora non vedo possibile, ma che percepisco viva sulla pelle. Forse sbaglio, ma non voglio pensare. Ho solo voglia di queste strade, di questi nomi, dei mille profumi dei fiori sparsi, del presente con la promessa di un futuro di bellezze, di abitare il mondo, la mia città, tutte le città, quelle conosciute, quelle mai conosciute.

Places do not have locations, but histories”

E la sera sdraiarsi sul letto e guardare fuori dalla finestra il cielo che copre una città che dorme, ripensare alle strade percorse, agli sguardi incrociati, alle persone intraviste, alla gente che passa, al continuo fluire di volti che mai rivedrò, ai destini. Addormentarmi così, nella speranza che domani ci sia il sole e che qualcosa possa su di me lasciare traccia di tutto questo.

La prima sera ci fu la pioggia nera assordante – ed io al crocicchio, a decifrare nomi di strade sconosciute sola alle soglie di una città nuova, sola con la mia preda di felicitàcon l’eco della tua voce.

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  1. Michele T. ha detto:

    Ehi Noemi!

    …come promesso mi sono fatto un giro da queste parti ;)

    Ti faccio i complimenti, devo dire che non hai una cattiva penna…proprio diverse sere fa discutevo su Roma con altre persone (non originarie della città) e la conclusione è stata che una volta che ci metti piede ci sta poco da fare, diventa difficile andare via…

    Bè, appena guarisco da ste benedette palcche, credo ci vedremo in facoltà tra una pausa e l’altra, nei cunicoli affollati da noi storici ;)

    Mic

  2. Noemi ha detto:

    Ma che carino, allora non è vero che mi disprezzi e basta! A parte gli scherzi, ti ringrazio per avermi letta e per aver apprezzato: mi fa sempre piacere avere lettori che hanno uno sguardo attento sul mondo. E’ vero, è proprio difficile andare via da questa città: ho avuto l’occasione di farlo, ma mi sono tirara frettolosamente indietro!
    Mi dispiace saperti immobilizzato a casa col mal di gola… cerca di guarire presto, altrimenti non ho nessuno che mi maltratta…

    Noemi

  3. Giada ha detto:

    ti voglio dire una sola cosa: bentornata…mi sei mancata

  4. Noemi ha detto:

    bentornata tu! Io ci sono sempre stata… che intendi dire?! ‘iuuuto!

  5. Giada ha detto:

    intendevo dire che ho intravisto un barlume della vecchia Noemi allegra e spensierata!!!:D

  6. Noemi ha detto:

    E’ stata una piccola parentesi! eheh, scherzo… anche un po’ no, in realtà. Baci

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