Lacrime di salvezza

Non c’è modo di non farmi scrivere oggi. Sarà dovuto a tutto il tempo passato a leggere frasi improponibili su libri di esami che hanno scadenze brevi, che dopo un po’ uno non ce la fa più e sente il bisogno di lasciare un po’ da parte tutta quell’astrazione, di tornare un attimo alla vita, a sé stessi. Non è facile, non quando si è così alienati.

Ho paura di perdermi, di smarrire il mio sentire, di non avere più quei movimenti interni alla vista della natura, di svuotarmi completamente. Vertigini, tante vertigini. Anche nei miei sogni: sono sempre in bilico. Spesso non riesco a saltare, altre volte il vuoto mi chiama con voce soave e mi invoglia a fare quel passo decisivo che mi permetta finalmente un passaggio. Simile a un parto, simile a una nascita. E le mie parole sono sempre più chiuse, sempre meno dialogiche. Tagliano il mondo a vendetta della loro essenza eccessivamente inconsistente. Diventano cristallo: rigide, trasparenti, invisibili, ma impenetrabili. Non c’è femminilità in questo: non lascio spazio all’accoglienza.

Pesano le assenze, le persone che continuano a essere il referente. Voglia di donarmi, di essere accolta in un sorriso. La delicatezza. La fragilità. La trasparenza. La leggerezza. La felicità. La fermezza. La sensibilità. Lei. Lei. Lei.

Voglia di donarle fiori di mille colori, la femminilità che ha saputo insegnarmi. Voglia di riaccogliere nel profondo quel sorriso, di sentirla respirare, rinascere.  Camminare al suo fianco le mille strade bagnate di luce e verde, verde, verde!

Voglia di sussurrarle le poesie di Antonia, scoprirci anime affini, tenersi nello sguardo, quello sguardo, che saprei riconoscere, ancora oggi. Sempre. Aiuto.

Ach, Noemi, du bist fantastisch!

Mi sento di violarti. Quante foto ti hanno fatto, che vita meravigliosa! Sento che le mie parole si spengono, a poco a poco, perdono di senso, diminuiscono, sempre più povere, sempre più stanche. Non so rinascere. Non so vivere. Non so piangere. Ho solo nostalgia. Nostalgia di te, della vita appena finita, non con lui, ma con me, solo con me, con me innamorata. Avresti dovuto vedermi! Io! pedalare quelle strade di una città minuscola che nemmeno era la mia, per quelle vie piene di verde, nell’attesa di lui e sorridere, sorridere di gioia di tutto ciò che era, che era, che era luce e verde e promessa e primavera! che vita meravigliosa! I poeti, i poeti? come si fa a essere poeti? Per me è tutto troppo, troppo che non può avere forma. E’ un insieme di sottrazioni, di resti, di frammenti presi un po’ qui e un po’ lì. Suggestioni di ogni tipo che svaniscono subito. L’unica forma che può assumere il tutto è il vuoto. Preghiere, ricerche, richieste, invocazioni, appelli, a che serve? Non serve versare lacrime, non serve il cuore. Dovrei scriverti di gioie e invece… mi cogli impreparata! Sorrido.

Non oggi, non stasera, non avrei dovuto. Non avrei dovuto. Ho solo voglia di luce, non chiedo poi molto. Tu sei la luce! tu sei l’erba verde! Tu sei l’aria delicata del primo mattino sul mio volto, sono sicura che è così. Lascia che io pianga, per te, per la tua assenza, per la mia assenza, per il mio delirio. Oh, ti prego, lascia che io pianga!

Mi hai insegnato anche la morte, come posso non sentirmi legata a te? Mi sento terribilmente in debito. Fa’ uscire tutto questo, non ho più voglia di non vivere: nemmeno un giorno deve essere sprecato. Voglio sentire tutto: il freddo, il dolore, il calore, la gioia, la luce, il buio, il mare, l’acqua salata. Voglio essere ovunque! Prendimi ancora in un sorriso!

Dedicato a Judith.

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  1. Giada ha detto:

    :’(

  2. Noemi ha detto:

    Già… Sai? quando ho scritto questo post ti ho pensata molto: mi puoi capire bene, credo.

  3. Giada ha detto:

    si infatti…avevo capito ancora prima di leggere la frase in tedesco e la dedica finale… è bello che in un qualche strano modo sia ancora con noi, nei nostri ricordi e nei nostri cuori…sarebbe stata orgogliosissima della sua adorata allieva leggendo queste magnifiche parole che le ha dedicato…

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