Felicità intraviste

Felicità raggiunta: bella utopia! La mia esistenza sembra fatta di tante piccole parentesi di effimera felicità: gente che entra nella mia vita, portando grammi di leggero entusiasmo, per poi andarsene il prima possibile, lasciando un forte senso di amaro. Contentezza legata alle circostanze, perché così si fa, perché così è. Felicità raggiunta, dunque, ma solo per pochi istanti e no, non ci sto, non quando l’essenza effimera diventa costante (eh, sì, sembra un paradosso, ma non lo è).

We can not wait much longer, we want happiness back, cantano bene The Knife. Non credo possa esserci nulla di realmente duraturo in un tempo che per definizione è chiuso da nascita e morte. Ciò che si dovrebbe cercare di fare, credo, sia il tentativo di dilatare il tempo per respirare, anche solo nell’illusione, l’eternità di un tempo finito (come scrivevo nella lettera a un’amica d’infanzia, in M’attendo di tornare nel tuo circolo, s’adempia lo sbandato mio passare, qualche post fa). Cercare il modo, per così dire, di infinitarsi. Respirare, almeno per più di poche ore, il possibile di un futuro. Avere l’idea di costruire, di non essere raminghi per la vita intera, senza radici che si intreccino con persone e luoghi. E se il nostro tempo è finito, perché dividerlo ulteriormente in mille microframmenti? perché non tenersi per mano, almeno fra individui?

E’ tutto un eccessivo fluire  di parole dette, di strade percorse, di sguardi scambiati senza che siano traccia nel tempo. E ogni volta si tratta di ricominciare da capo: le stesse parole, gli stessi sguardi, le stesse strade, le stesse felicità intraviste, cantava bene De andré. Raccontare di sé, sempre le stesse cose, con la consapevolezza che tanto non c’è nulla che abbia minima durata.

E non c’è felicità, non in questi raggi di luce che si spengono subito. E sì, i Genesis avevano ragione a dire che heaven is where the sun shines, ma qui piove da tanto tempo e anche il paradiso sembra lontano.

Felicità raggiunta, si cammina per te sul fil di lama.


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  1. Giada ha detto:

    so che è una banalità, ma le cose belle sono destinate a finire ma non per loro natura,bensì a causa della natura umana. Siamo profondamente incapaci di gioire per quello che abbiamo e sappiamo solo rammaricarci per ciò che abbiamo perso o per ciò che non abbiamo; il più delle volte capiamo il vero valore delle cose o le apprezziamo solo quando le abbiamo perdute. Poi ci sono cose che invece sono destinate a durare, ma che non restano sempre nella stessa forma nella quale ci si sono presentate e cambiano…alla fine dipende da noi essere felici: se sappiamo dare il giusto valore alle cose che abbiamo, se impariamo ad ignorare l’insoddisfazione che nasce dalla contemplazione di ciò che abbiamo perduto o di ciò che non ci appartiene e se riusciamo a capire l’importanza di alcuni cambiamenti possiamo vivere serenamente e perché no? magari anche concederci di essere felici…
    So che ultimanente sei poco incline all’ ottimismo, ma vedila così: alla fine quello che conta davvero è il bilancio finale, cioè se guardandoti indietro l’intensità dei momenti felici sovrasta il buio o l’inerzia dei momenti bui, allora potrai dire di aver vissuto una bella vita…

  2. Noemi ha detto:

    “la vita vissuta assume forma tramandabile solo nel morente” diceva Benjamin. Un po’ è così come dici tu, che si possono tirare le somme, ma credo che finché ci sarà un domani guarderai al passato ogni giorno con occhio diverso, e ti rinventerai continuamente. Sì, è così, soprattutto ultimamente, per me: sono arrivata a dirmi che tutte le bellezze che appartengono al passato (soprattutto quelle degli ultimi due anni e mezzo) sono contenta di averle vissute e le tengo strette a me, le custodisco gelosamente e sì, intanto guardo avanti.
    Il problema mio però è che dopo tutto questo vissuto splendido, ora mi ritrovo a relazionarmi con gente con cui non riesco a stringere legami e questo, spesso, dispiace. Non rientra nel mio modo di concepire le relazioni umane, che di partenza sono sempre molto complesse, ma la complessità non è un limite. Il limite maggiore che trovo è il sottrarsi a qualunque possibilità, prima che il tutto prenda forma.
    E poi sì, la vita, nonostante tutto, è sempre bella…

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