La vita sognata (cit.)
In questa mattina in cui le superfici sono di nuovo bagnate di pioggia, apro gli occhi su questa finestra aperta allo sguardo solo a metà, ma questa metà mi basta per percepire immediatamente com’è il mondo stamattina. Mi rendo conto che anche la superficie dei miei occhi è bagnata di lacrime da un’assenza che ancora si fa sentire, ma che cerca di scivolare via nei sogni.
Mi piace pensare che i mondi che visito in sogno esistano, in qualche maniera, in una dimensione che è altra da questa, ma che comunque è. Mi piace pensare che ci sia un mondo dove esistano altre possibilità, altre sensazioni, altre atmosfere che in questo qui non esistono o non sappiamo conoscere perché non ci è dato conoscere. Come il sogno di stanotte che anticipava un tempo futuro in cui avrei rincontrato per caso, dopo molto tempo, una persona che avrebbe accolto in un sorriso la mia presenza, la mia esistenza, la mia vita, il mio esserci. E in questa atmosfera di assoluta sorpresa, avrei respirato in pochi istanti il profumo di una vita soltanto sognata, l’unica vita sognata, aprendo così uno squarcio nel tempo, ricollegando il futuro a un passato che tuttora è presente, che avrebbe permesso, in tal maniera, la creazione di un’ulteriore dimensione temporale in cui l’esistenza di un mondo altro è ancora una volta possibile.
Quale vita dobbiamo allora vivere? Per quale di queste dimensioni dobbiamo gioire? Quale di questi tempi è quello che racchiude la nostra esistenza?
Forse è vero che il tempo non esiste, che siamo nell’eternità che, per definizione, sfugge al tempo stesso e se così è, allora ti piango in eterno in tutte le vite che mi è possibile vivere.
“Oh, per averti sognata, mia vita cara, benedico i giorni che restano – il ramo morto di tutti i giorni che restano, che servono per piangere te.”
Tags: Antonia Pozzi, La vita sognata