Epidermico

Eh sì. Stasera è andata così. Nasce tutto da una necessità disperata di lasciare segno su una superficie che è fatta di carta, di cemento, di pelle. Aprire una feritoia, rompere un’armonia, disfare, sporcare, tracciare, infrangere. In qualche modo tutto questo andrebbe bene. Andrebbe bene anche piantarmi le unghie di entrambe le mani tra le costole e aprire il più possibile per permettere l’uscita a qualcosa che si sente in gabbia, che non vuole più stare dentro. Ma tutto questo non è possibile se non nella scrittura, nella narrazione. E’ l’unica via di scampo in questo momento, l’unica possibilità di incisione.

E ora tutto sembra così difficile. Difficile è ora rinchiudere un fluire incessante della vita in una parola, in un segno, in un simbolo. Difficile è l’inarrestabile, l’effimero, il tempo. C’è la necessità di definirsi, di narrarsi ancora una volta, di scriversi e di essere scritti, di riguardare al passato cercando ancora sé stessi e reinventandosi. Crearsi a propria immagine e somiglianza, scoprirsi di nuovo umani. Non trovare mai la parola che sia efficace è tra le peggiori condanne che si possano conoscere. Tenersi dentro, chiudersi al mondo, in una vita fatta di accoglienze, senza la possibilità di gridare a piena voce la parola che sia la chiave che apra il mondo, che sia, se non altro, l’esatto corrispondente linguistico di uno stare, di una condizione o molto di più: di uno stato d’animo.

Non esiste il qui e ora. Le storie di ognuno di noi sono infinite.

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  1. Roberto ha detto:

    Tento, quasi sviando, una risposta a questo tuo grido, ben consapevole delle difficoltà del dirsi e delle parole, solo per un altro sguardo, quello di Flaiano, ironico e profondissimo, calvinianamente leggero e troppo consapevole. Anche perché mi parlavi di idee, ieri sera, di idee da prendere e concretizzare. Ecco.

    “Quando un tale mi dice: ‘Ho un’idea’ e insiste per esporla, so di che si tratta: di un’idea che resterà nel suo bozzolo. Tutti hanno idee, ma il difficile sta proprio nel domarle, nel mettersi a tavolino e vincere lo sgomento della carta bianca, l’indifferenza delle parole che non vogliono collaborare, la piattezza delle frasi che escono bell’e fatte, l’ipocrisia delle buone soluzioni. Oh, il difficile non sta nel drizzare l’uovo di Colombo, ma nel covarlo.” (E. Flaiano, Diario notturno)

    (e ti abbraccio stretta)

  2. Giada ha detto:

    Così nn vale…entrambi scoraggiate qualsiasi povera sempliciotta dal vocabolario poverissimo (quale sono io) dal tentare di lasciare un qualsiasi commento… accanto a ciò che avete scritto voi sembrerebbe un tema scritto da uno scolaretto!!! cattivoni:’(

  3. Noemi ha detto:

    parla con lui, non con me :P e poi smettila!(grazie se voleva essere un complimento più che un’autoflagellazione ehehe)

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