Ritorni

Geografie, dicevamo. Ci sono luoghi che conservano una parte del nostro passato e quindi una parte di noi.  Luoghi. Luoghi che ci capita per caso di ripercorrere dopo tanto tempo e che, oltre alla percezione dello spazio, ci permettono di scorgere anche la dimensione del tempo. Un tempo che però non c’è più. Ed è questo che più mi tormenta: l’essenza di qualcosa che non ritorna, l’essenza di qualcosa che non si afferra. L’essenza del tempo, il tempo stesso.

Luoghi che entrano nella nostra memoria, che occupano uno spazio della nostra mente e che difficilmente ci abbandonano. Ed è meglio così: ricordi che non ci permettono di dimenticare le nostre origini, i nostri percorsi e che ci donano un io che è racchiuso nella consapevolezza del chi sono.

Ricordi dunque. Ricordi che prendono forma nelle immagini e si proiettano davanti ai nostri occhi e passando per una consapevolezza troppo lucida scompaiono nel nulla. E no, non c i sto, voglio rivedere e rivivere quei momenti adesso, qui, in questo luogo dell’anima a cui per sempre sarò legata. Ma no, non posso legarmi a niente, il tempo distrugge tutto: gli affetti, i luoghi e perfino i ricordi che sempre più si fanno opachi, indefiniti, senza contorni. Tutto diventa ineffabile, muto. Resta solo quello che non c’è, che non c’è più, che non è nel qui e ora. Resta solo una piccola fessura nella memoria da cui si può scorgere una vita, un frammento di vita passata, che è la mia vita.

Ed oggi, sulla porta, mi ha avvinghiato la mia anima di allora; ho riassistito in un istante a tutto il mio passato.” Antonia Pozzi, Ritorni da Parole

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  1. Giada ha detto:

    il tempo si porta via tutto è vero…ma lo si può combattere creando altri bei momenti, vivendo altre esperienze…e se i ricordi non sono nitidi e vividi come lo è il presente poco male,l’importante è averne,perché poi ce li portiamo dentro x sempre,e per il più delle volte il tempo non può proprio impedirlo…restano comunque i luoghi, sempre lì a ricordarci come eravamo e quanta strada abbiamo fatto…

  2. Noemi ha detto:

    Splendida…
    hai ragione, ma alcuni momenti non sono sostituibili e i luoghi che rimangono e conservano questi momenti, non hanno la fisicità adatta al tangibile: posso tornare nel prato dove, da piccola, mi divertivo giocando con i miei genitori, posso affondare le mie unghie nella terra e poi la mano intera, ma poco dopo lascerei che la terra scivoli via tra le dita, seguendo con lo sguardo i granuli andarsene, ma niente mi restituirà quella vita, quei momenti. Anche qui il tempo opera e non c’è modo per ingannarlo.
    Sto leggendo un libro di Paul Auster, La trilogia di New York, e nel primo racconto ci sono due frasi che mi hanno colpita molto, perché affrontano questo problema, ma da un punto di vista diverso. Eccole:
    “Gli anni pesano molto, è vero. ma abbiamo tanti motivi di gratitudine. Il tempo invecchia, ma ci regala il giorno e la notte. E quando moriamo, c’è sempre qualcuno che prende il nostro posto”.
    “Mentire è brutto. Ti fa pentire di essere nato. E non essere nati è una maledizione. Sei condannato a vivere fuori dal tempo. E quando vivi fuori dal tempo, non esistono il giorno e la notte. Non hai nemmeno la possibilità di morire”.
    Queste frasi non risolvono nulla, ma mi fanno riflettere. Ti bacio

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