Contemporaneo

Spesso mi capita di pensare che dovremmo essere tanto geniali nell’essere capaci di capire ciò che ci accade intorno, nel contemporaneo. Forse non è possibile e non lo è mai stato, ma dovremmo essere dotati di una profondità di sguardo che ci aiuterebbe a non commettere errori.

Se penso a ciò che accade e che sta accadendo nella piccola e ristretta realtà che mi è possibile osservare, vedo che ci sono molte cose a cui non riesco a dare una spiegazione e mi riferisco in particolare alla questione dei migranti, che i politici definiscono come una piaga che sta invadendo l’Italia. Senza scomodare i discorsi sulla paura del diverso, che reputo una maniera di trovarsi una scusante, una giustificazione, vorrei che ci fosse una riflessione seria e attenta da parte di chi è più sensibile nei confronti dell’Altro. A tal proposito vorrei citare due autori che cito spesso in questo blog.

Partendo da Erri De Luca, volevo riportare una riflessione che ho avuto l’occasione di sentire da lui durante una conferenza sulla forza di gravità. In questa conferenza Erri de luca ci parla di una forza di gravità che spinge le cose, le persone verso l’alto. Tra gli esempi che De Luca propone ci sono le montagne,  che sappiamo essergli molto care, e i migranti.  De Luca, infatti, riflette sul fatto che le migrazioni, queste fiumane di genti che si spingono verso altri paesi, sono mosse da una forza di gravità. Dopo questa bellissima e interessante lettura della forza di gravità,  Erri De Luca si domanda anche il perché, come forza contraria che si spinge contro queste migrazioni, ci sia questo totale respingimento, questo totale astio nei confronti di questa gente. A questa domanda lo scrittore napoletano si dà due risposte: la prima, che lui definisce stupida, è che il povero dopo aver vissuto la povertà non vuole più ricordarsene e assume quindi l’atteggiamento che stanno assumendo gli italiani in questo momento.  La seconda risposta che si è dato è quella secondo la quale il periodo che stiamo vivendo qui in Italia è il periodo della paura che è in contrasto con l’epoca del coraggio che è vissuta invece dai migranti.

Credo che questa riflessione sia importante, che possa essere presa come chiave di lettura della realtà, poiché è un’analisi lucida che ammette i nostri limiti ed è abbastanza capace e quindi abbastanza geniale da intuire ciò che ci sta accadendo intorno.

Prima di passare al secondo autore, voglio raccontare un aneddoto, poiché la riflessione non è possibile se dietro non c’è del vissuto.

Pochi giorni fa mi son trovata per caso in una pizzeria. Erano circa le due del pomeriggio e nella pizzeria c’erano solo tre persone che interagivano tra loro. Due di queste persone erano sedute allo stesso tavolo, mentre la terza era seduta a un tavolino un po’ più distante. Erano tutte e tre persone straniere: una credo fosse mediorientale, gli altri due mi pare fossero dell’est. Appena seduta al tavolo, con il solito vizio di ascoltare le conversazioni dei vicini, comincio ad ascoltare ciò che stavano dicendo. Parlavano della vita, di cosa c’è dopo la morte. Uno dei due dell’est diceva che il paradiso e l’inferno sono su questa terra e li costruiamo noi, con la nostra ragione e che l’anima non è il pensiero, ma il nostro profumo. Un altro diceva che secondo lui credere a una vita dopo la morte è cosa importante, che certe cose non si spiegano se non con la fede. Poi diceva che l’inferno è anche in questa vita e che nella sua di vita aveva incontrato tanti diavoli e che questi diavoli erano tutte belle donne perché per lui rappresentavano la tentazione. Forse ero talmente presa dal discorso che uno dei tre ha notato che stavo ascoltando ciò che stavano dicendo e quando stavo per uscire, mi ha fermata e mi ha chiesto scusa del fatto che stavano facendo quei discorsi, prendondo come giustificazione il fatto che era domenica e di qualcosa dovevano parlare.

Io non capisco come si possa provare dell’odio nei confronti di queste persone, come la gente non trovi meraviglioso che persone che vivono in aree geografiche distanti si pongano gli stessi problemi, come ciò non dimostri l’esistenza di un’umanità di base da cui poi partono le differenze che sono la parte migliore che queste genti portano nel nostro paese.

E partendo da queste differenze chiudo con il secondo autore che volevo citare, che è, come al solito, Walter Benjamin. Egli ci dice, con somma genialità, che ogni lingua esprime una parte di mondo e che pensare che il mondo si esaurisca nella visione che ci è data dalla nostra lingua, vuol dire essere fuori strada. Bisogna partire da questa differenza per far sì che, attraverso la traduzione che avviene parola per parola, le lingue si modifichino, aprendosi verso l’altra lingua e assorbendo da questa tutto ciò che la lingua di partenza non può esprimere. E se il linguaggio serve a ordinare le cose del mondo è quindi anche lo specchio della realta, e questo lo dico io, e dico che solamente partendo dal linguaggio e dall’accoglienza della possibilità di avere una visione completa del mondo che possiamo andare verso qualcosa di migliore.

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