“Che se la morte è soltanto un mare, vedi, mi ci tuffo vestito”

C’è un momento nella vita di ognuno di noi in cui accade che la gente intorno comincia a cederti il passo e si percepiscono le prime perdite, che avvengono con una strana contemporaneità, quasi a grappolo, tutte insieme.

Non ho timore di ammettere che la morte mi spaventa. Anzi, non solo mi spaventa, ma pensando alle persone che ci hanno lasciati soli penso a quanto non possiamo spiegarci, quanto ci resta di non spiegato.  Per quanto la scienza e il progresso procedano a volecità impressionanti, nulla servirà a spiegarci la morte, cos’è, come la vivremo.

Penso alla morte quando sono in spazi molto aperti, dove la natura predomina, come in mezzo alle montagne, oppure di fronte al mare, forse perché lì solamente posso scorgere l’ignoto, l’incommensurabile che ci è permesso ammirare, ma non conoscere.

Posso pensare che la vita non abbia senso, perché non so come, non so in che modo, ma so che non finirà bene.  E’ una domanda muta che mi perseguita quella di una eventuale presenza di senso, ma nel momento in cui sento che qualcuno ha ceduto, mi viene la tentazione di immergere la vita nello schifo, nell’assenza di senso.

Forse l’unica cosa che avrebbe senso di fronte a queste cose  è il silenzio, guardare, volgere lo sguardo a questo evento con la completa assenza di parole, la completa assenza di perché. Bisognerebbe lasciare la morte al di fuori di qualunque indagine filosofica, sociologica, antropologica o scientifica, cercandogli un significato altro, che vada oltre i perché del mondo e che sia dentro il silenzio.

(Il titolo è una citazione dalla canzone di Ivano Fossati, Confessioni di Alonso Chisciano)

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  1. Giada ha detto:

    condivido pienamente il tuo stato d’animo…crescendo la morte per me ha assunto anche un altro significato: consapevolezza che tutto finisce; sembrerà una cosa molto banale, ma se dovessi tracciare una linea netta per dividere l’infanzia dall’età adulta per me coinciderebbe con l’acquisizione di questa consapevolezza. Non fraintendermi,mi conosci bene e sai che non ho vissuto sulla montagna del sapone per 20 anni, quello che voglio dire è che lo sapevo, ma non ne ero consapevole, non lo avevo mai sperimentato sulla mia pelle, era un qualcosa che mi era stato spiegato dai “grandi” ma che io non avevo potuto capire fino in fondo,era un pensiero, una conoscenza superficiale su come funzionasse il mondo. L’acquisizione di questa consapevolezza però ha esatto un prezzo alto: il sacrificio di una parte della spensieratezza e dell’ingenuità tipiche dell’infanzia…

  2. Noemi ha detto:

    Mia cara!
    Mi ha fatto troppo piacere trovare un tuo commento, soprattutto in questo momento di transizione che non è affatto facile. Mi piace sapere che anche se non ci sentiamo da mesi, ogni tanto appari e lasci segno di una traccia che riconosco come tua. Poi, mi piace che ti ritrovi in quello che scrivo e che capisci a fondo quello che voglio dire. E’, come ti dicevo, un periodo difficile, ma sto capendo molte cose, soprattutto sulla gente, su alcuni atteggiamenti delle persone e cose di questo genere. Ed è proprio per questo che apprezzo le tue parole più di qualunque altra cosa. Hai un tempismo che non è casuale, lo riconosco e ti ringrazio.
    Ti abbraccio.

  3. Giada ha detto:

    una volta sui baci preugina ho trovato questa frase: “un amico è come il sole, che tu lo veda o no, c’è sempre”…

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