Léger comme une plume

Eccomi di nuovo qui, dopo aver chiuso (almeno per ora) gli impegni universitari che risucchiano tutte le attenzioni e le energie. Non solo è quasi definitivamente giunta al termine la sessione di esami, ma sento anche che nell’aria c’è nascosta una promessa di primavera. Penso sempre alla primavera come a un nuovo inizio, come a qualcosa che ti offre nuove possibilità, che ti dà, in un certo senso, una chance di ricominciare e di farlo al meglio. Non lo prendo come un caso che Ivano Fossati canti “è l’aurora, primavera vita vera quante cose mi darà”. Che poi alla fine le stagioni rispecchiano le fasi della giornata e la primavera potrebbe identificarsi proprio con l’aurora.

Credo sia così un po’ per tutti, perché alla fine siamo tutti un po’ meteoropatici ..chi non si alzerebbe molto più volentieri dal letto vedendo fuori una bella giornata di sole? Forse il clima mite è una delle poche cose che ancora mi trattiene in Italia. Non a caso Johann Wolfgang Goethe attribuiva al tempo la causa del carattere eccessivamente spensierato degli italiani. Può sembrare una sciocchezza, ma credo invece che sia una verità. Il sud di ogni paese ha una tendenza maggiore alla leggerezza rispetto al nord. E noi siamo il sud dell’Europa e ci tocca il sole e ci tocca la leggerezza.

Leggerezza. Questa parola mi fa pensare anche a una delle “lezioni americane” di Calvino, che come atteggiamento per il nuovo millennio si aspettava sì l’esattezza e la rapidità, ma anche la leggerezza. La cosa che più mi ha colpito della lezione di Calvino è stato il significato che ha dato a questa parola. Egli infatti scrive: “ La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul valery ha detto: ”Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume”.

Questa definizione dovrebbe essere inserita nel dizionario, almeno in quello italiano. Calvino ricrea una parola e quindi un concetto e quindi un significato. In questo significato di leggerezza ci vedo tanto e ci vedo soprattutto un peso esistenziale che si identifica con la coscienza e la consapevolezza del nostro essere. Questa sensazione mi viene confermata da questa frase: “la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità dovrebbero in realtà informare non soltanto l’attività degli scrittori, ma ogni gesto della nostra troppo sciatta, svagata esistenza.”

Purtroppo questo tipo di leggerezza è proprio ciò che non trovo nella maggior parte di noi, ma d’altra parte Hegel ci ricorda che la realtà non ha aspettato l’intelletto per essere ciò che è, per cui il voler essere non si identifica con ciò che è. Il tutto, almeno nella parte di realtà che posso conoscere, è in mano al caos, alla casualità, alla leggerezza fasulla e più apparente. Ma la spiegazione forse è in questo aforisma geniale che mi è stato passato qualche tempo fa, in cui ci ritrovo molto. L’aforisma dice che “ci sono secoli in cui uno è stanco”. In un certo senso supera Calvino e le sue aspettative, si adatta meglio a ciò che stiamo vivendo: una primavera senza sfumature di colori e con fiori di carta.

Forse siamo stanchi, forse abbiamo veramente troppo alle spalle, e questo troppo è il peso di una cultura che non ci permette di essere migliori. Poi credo che ogni momento storico abbia la propria ragion d’essere, che in qualche modo sia funzionale, che sia necessario, tanto prima o poi la primavera arriva e io a una rinascita ci credo.

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  1. Giada ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo con te, leggerezza non è sinonimo di frivolezza o superficialità:la leggerezza è un atteggiamento ke si può assumere nei confronti della vita o dell’esistenza in generale, ma non consiste necessariamente in un modo frivolo o superficiale d affrontare le situazioni e i problemi che ci si presentano ogni giorno…se tutti avessimo imparato a prendere la nostra esistenza e tutto ciò ke le concerne con leggerezza, allora sarebbe primavera ogni giorno,anche quando non vediamo il sole!
    ps complimenti a noemi!!

  2. la compagna D. ha detto:

    brava noemi, e grazie per questo piccolo grande e miracolosamente inaspettato regalo (in una giornata di sole, finalmente!). ho letto tanto e a lungo calvino e ho le lezioni americane sempre alla sinistra del letto, ma forse è diventata uan di quelel cose che ci son semrpe e non vedi più. è come se le tue parole stamane, insieme ai raggi i questo sole spaaldo, avessero fatto volar via con leggerezza (appunto!) la polvere che si era depositata sopra al libro (di calvino) e ai (miei) pensieri
    :)

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